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Registrare la batteria con pochi microfoni [vchr018]

Video

Registrare la batteria con pochi microfoni. Missione impossibile?

La pubblicità, le foto delle band più famose e i video musicali ci fanno spesso vedere la batteria circondata da decine di microfoni all’interno di studi di registrazione grossi come interi capannoni industriali.
Penso che questo aiuti a sviluppare dentro di noi l’idea che registrare la batteria con pochi microfoni o comunque con piccolo setup da home recording sia totalmente impossibile o porti a risultati inconcludenti.
Perciò, per paura di fallire, spesso non ci azzardiamo neanche a provarci.
Proprio perché, più o meno inconsciamente, abbiamo stabilito che avere un sistema complesso di registrazione equivale alla garanzia o alla speranza di avere ottimi risultati.

Le cose non stanno così…

Penso che, in un contesto “home” avere un sistema di registrazione complesso renda solo le cose più difficili.
Infatti più strumentazione metti in gioco, più variabili hai e più aumenta la probabilità che qualcosa vada male.
Se invece provi a registrare la batteria con 1 microfono (o con pochi microfoni) e usando un metodo semplice, a mio avviso hai molte più speranze di riuscire a ottenere buoni risultati, perché nella registrazione audio l’elemento che fa la differenza non è il microfono, non è la scheda audio e non è il computer.

Ciò che fa la differenza è l’elemento umano.

Se il batterista suona male, non c’è fonico che lo possa salvare.
Forse con un po’ di editing si, ma questo è un altro discorso.
Se poi il fonico non è in grado di fare una registrazione pulita piazzando i microfoni in maniera sensata è facile che le registrazioni risultino amatoriali.

In 3 semplici step è possibile risolvere o almeno minimizzare questi problemi:

  1. Studiare bene il pezzo da registrare.
  2. Accordare bene le pelli ed eventualmente cambiarle se necessario.
  3. Usare un metodo di registrazione semplice.

Sui primi due punti, purtroppo non posso aiutarti perché non sono un batterista, ma penso che sul terzo punto, questo mio video realizzato in collaborazione con Francesco Camminati possa risultarti utile.

Buona visione!


Strumentazione utilizzata per la realizzazione di questo video:

Software utilizzato per la realizzazione di questo video:

  • Reaper (registrazione audio).
  • Vegas Movie Studio (montaggio audio-video).

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Audio perfetto anche nei video [vchr017]

Video

Diversi miei ascoltatori, recentemente, mi hanno chiesto come faccio a registrare video usando il microfono a condensatore per l’audio e ho deciso di svelare l’arcano in questo breve video.

Se non hai una telecamera da 3000 euro difficilmente hai ingressi microfonici adatti al tuo nuovo microfono a condensatore, ma niente paura, oggi vedremo come aggirare il problema.

É una tecnica ben nota ai video-maker più attenti che ben sanno quanto sia importante l’audio nei video.

Infatti, per quanto buona la qualità di immagine, se la tua voce é riverberata, rumorosa e senza frequenze basse, il video risulterà molto amatoriale.

Mentre una scarsa qualità di immagine con un buon audio ti da un risultato che comincia giá ad essere accettabile.

Come si registra un buon audio nei video?

Il trucco consiste fondamentalmente nel registrare simultaneamente con 2 dispositivi diversi sia l’audio che il video.
Per registrare l’audio puoi utilizzare il tuo microfono a condensatore collegato alla scheda audio a sua volta collegata al computer, mentre per registrare il video puoi usare una fotocamera reflex o mirror-less o comunque un dispositivo in grado di darti una buona qualità video.

Mi raccomando ricordati che per una buona qualità di immagine è fondamentale l’illuminazione e tipicamente ti serve molta più luce di quella necessaria ai tuoi occhi per vedere.
Quindi se non hai a disposizione lampade potenti, magari ti conviene sfruttare la luce del sole.
se vuoi altri consigli sulla ripresa del video ti consiglio di dare un occhiata al canale del mio amico Paolo Grisendi.

Una volta che hai registrato tutto e sei in possesso di entrambi i file, ti serve un programma di video editing come Sony Vegas, Adobe Premiere o Movie Maker se sei su Windows oppure iMovie, Final Cut oppure ancora Premiere se sei su Mac.

Dentro uno di questi programmi dovresti poi essere in grado di sincronizzare l’audio registrato dal microfono con il video registrato dalla fotocamera, usando come guida l’audio registrato dalla fotocamera.

Infine puoi sbarazzarti dell’audio preso dalla videocamera ed il gioco è fatto, avrai sia audio che video nella qualità migliore possibile.

Nel caso fosse un problema registrare l’audio insieme al video ma vuoi comunque registrare un videoclip per il tuo brano, puoi sempre sfruttare una tecnica chiamata lip-sync o meglio nota come playback.
Questa tecnica è molto odiata dalla maggior parte dei musicisti perchè in molti casi è stata usata per mascherare la scarsa abilità di vari musicisti e cantanti.
però in ambito di produzione video diciamo che è un po’ più accettata, specialmente se si considera il fatto che spesso e volentieri la produzione audio si sviluppa molto prima di pensare ad una eventuale produzione video.
Perciò se ti ritrovi in questo caso e vuoi assolutamente mostrare nel video la performance musicale e canora, ricordati, mentre registri il video, di fare in modo che la base sia ben udibile nell’ambiente.
in questo modo chi esegue la performance riuscirà a sincronizzarsi meglio con la base, e anche la telecamera registrerà l’audio della base che sarà un ottimo punto di riferimento per la successiva fase di sincronizzazione via software.

Registrazione chitarra elettrica [vchr016]

Video

Un maestro di chitarra.

In questa puntata del video corso di home recording ho invitato un grande artista reggiano, maestro di chitarra elettrica e acustica presso diverse scuole.

Si chiama Massimilano Bonfrisco, in arte Max Bonfry, e con il suo supporto vedremo alcuni metodi per la registrazione della chitarra elettrica.

Due approcci diversi.

A prescindere dal fatto che venga utilizzata o meno la distorsione, storicamente siamo abituati a sentire la chitarra elettrica attraverso un amplificatore (Marshall, Peavey, Brunetti, per citarne alcuni…) progettato appositamente per la chitarra e che gli conferisce il tipico suono che sentiamo da sempre nei nostri dischi preferiti.

Per questo motivo, qualsiasi tecnica di registrazione deve tenere conto del fatto che, in qualche maniera, prima o poi bisognerà passare da un amplificatore.

Si possono quindi distinguere due tipi di approccio alla registrazione:

  1. Presa diretta + amplificatore virtuale.
  2. Microfonazione amplificatore reale.

Tipicamente quello che si fa è scegliere uno dei due approcci e procedere a testa bassa nelle registrazioni, ma il bello è che la tecnologia attuale ci permette di procedere con entrambe le soluzioni simultaneamente.

Presa diretta + amplificatore virtuale.

Anche se la soluzione di lanciare il jack, fare centro nella scheda audio e cominciare a suonare direttamente attraverso Guitar Rig è sempre molto allettante, io consiglierei comunque di sfruttare una DI con uscita parallela e realizzare il collegamento rappresentato nella figura seguente.

presa diretta chitarra elettrica

Il problema dell’amplificatore virtuale è che sta dentro il computer e pertanto dovresti ricorrere al software monitoring. una tecnica che se non strettamente necessaria, la sconsiglio fortemente e il motivo l’ho illustrato in questa puntata del videocorso.

Se realizzi lo schema in figura, invece, il tuo amplificatore sarà la tua spia, non avrai alcun bisogno di monitoring e in seguito potrai accuratamente scegliere tutta la tua catena di amplificazione virtuale (o reale in caso di reamping).

Microfonazione amplificatore reale.

Non tutti i chitarristi si trovano a proprio agio con l’amplificatore virtuale e tendono a rifiutare l’idea che una predefinita serie di velocissime operazioni binarie possa sostituire il calore dei valvoloni che spingono corrente per far muovere i coni da 12″.

In questi casi è preferibile impegnarsi fin da subito per trovare la configurazione ottimale di uno o più microfoni per catturare il suono dell’amplificatore da chitarra.

Nel video, io e Max abbiamo realizzato diversi esempi per farti sentire il tipo di sound che puoi ottenere dalle varie configurazioni e per metterti in allarme riguardo alcuni problemi che potresti incontrare.

Se ti piace il video, ricordati di condividerlo con i tuoi amici e di iscriverti al mio canale per rimanere sempre aggiornato e se sei interessato ai progetti di Max, puoi trovarlo su YouTube e Facebook.

Compressore audio, consigli per l’utilizzo [vchr015]

Video

Il compressore è uno strumento di cui molti fonici difficilmente riescono a fare a meno ed è anche ritenuto uno degli strumenti più difficili da utilizzare.

Oggi quindi si parla del compressore audio, vedremo che cos’è, quali sono i parametri che lo caratterizzano e alcuni esempi pratici.

Cos’è il compressore?

Il compressore non è altro che un dispositivo che abbassa il volume di un segnale audio in base al proprio inviluppo o in base all’inviluppo di un altro segnale.
come puoi vedere da questa illustrazione, l’inviluppo di un segnale non è altro che la sua forma.

inviluppo per compressione

I parametri più importanti del compressore sono sicuramente la soglia “treshold” e il rapporto di compressione (ratio).

La soglia è in genere un valore fisso in dB FS (decibel full-scale).

Fintanto che l’inviluppo sta al di sotto della soglia il compressore non interviene e lascia passare l’audio inalterato.
Quando invece l’inviluppo oltrepassa la soglia, il compressore applica una riduzione di volume proporzionale alla differenza tra l’inviluppo e la soglia.

Il parametro ratio ci permette di decidere quanta riduzione di guadagno applicare.
più alto il rapporto, maggiore la compressione.

Ad esempio se il rapporto è uguale a 1, la riduzione di guadagno è nulla e quindi la traccia rimane completamente inalterata.
Se invece il rapporto di compressione è al massimo, cioè a infinito, la compressione sarà esattamente uguale alla differenza tra inviluppo e soglia.

Valori intermedi come il 2 o il 4 ovviamente danno risultati intermedi.

Altri due parametri che permettono di modificare il comportamento del compressore sono l’attacco e il rilascio.
L’attacco stabilisce un tempo di ritardo per l’innesco della riduzione di guadagno mentre il rilascio stabilisce un tempo di ritardo per il disinnesco della riduzione di guadagno, quindi, tendenzialmente, valori più alti di questi due parametri tendono a rallentare e in un certo senso ammorbidire l’azione del compressore.

Possiamo infine trovare nei plugin più dettagliati, come ad esempio ReaComp, alcuni parametri che permettono di modificare l’inviluppo del segnale.

ReaComp

Ad esempio “rms size” indica la finestra di tempo su cui viene calcolata la media quadratica del segnale, quindi, più alto il suo valore, più l’inviluppo sarà continuo e liscio e di conseguenza il compressore ignorerà i picchi improvvisi.

Ci sono poi due filtri (low-pass filter e hi-pass filter) che permettono al compressore di ignorare le frequenze più alte e le frequenze più basse.

Come si usa il compressore?

Nel 90% dei casi hai bisogno di ciò che io chiamo “compressione semplice” cioè l’attenuazione dei picchi più forti in modo da bilanciare la dinamica di una traccia.

ti consiglio di seguire questa procedura:

  1. Parti da un preset apposito per lo strumento che stai comprimendo. oppure semplicemente dai parametri di default.
  2. Imposta la ratio, 1.5 per una compressione leggera, 2 per una compressione media, 4 per una compressione forte oppure infinito per la compressione massima possibile.
  3. Imposta la soglia in modo che la riduzione massima stia sui 3 o 4 dB, questo ti garantirà di avere una buona trasparenza nella compressione.
  4. Eventualmente aggiusta attacco e rilascio.
    Accorcia il valore di attacco se vuoi comprimere e ammorbidire i picchi oppure allungalo se vuoi lasciarli passare inalterati.
    Allunga il valore di rilascio se vuoi un recupero lento del volume dopo la compressione oppure accorcia il valore di rilascio se vuoi che la coda del suono venga gonfiata subito dopo la compressione.

Spesso sul gruppo della batteria si applica invece la cosiddetta “compressione parallela“.

La compressione parallela non è altro che la miscela tra il segnale pulito e lo stesso segnale fortemente compresso.
Questo serve a mantenere inalterato ciò che suona forte e gonfiare solo ciò che suona piano.

Infine, quando si vogliono creare degli effetti particolari, soprattutto nella musica elettronica, si può ricorrere alla “compressione side-chain“.
La compressione side-chain consiste nel comprimere un segnale, ad esempio un basso elettronico, in relazione al contenuto di un altro segnale come ad esempio la grancassa.

Per fare questo bisogna impostare il detector input del compressore sull’ingresso ausiliario e fare una mandata dalla cassa all’ingresso ausiliario del basso.
Impostiamo a piacere i parametri del compressore e avremo il basso che calerà di volume in corrispondenza dei colpi di cassa.

Ecco il video dove troverai diversi esempi pratici.