Compressore audio, consigli per l’utilizzo [vchr015]

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Il compressore è uno strumento di cui molti fonici difficilmente riescono a fare a meno ed è anche ritenuto uno degli strumenti più difficili da utilizzare.

Oggi quindi si parla del compressore audio, vedremo che cos’è, quali sono i parametri che lo caratterizzano e alcuni esempi pratici.

Cos’è il compressore?

Il compressore non è altro che un dispositivo che abbassa il volume di un segnale audio in base al proprio inviluppo o in base all’inviluppo di un altro segnale.
come puoi vedere da questa illustrazione, l’inviluppo di un segnale non è altro che la sua forma.

inviluppo per compressione

I parametri più importanti del compressore sono sicuramente la soglia “treshold” e il rapporto di compressione (ratio).

La soglia è in genere un valore fisso in dB FS (decibel full-scale).

Fintanto che l’inviluppo sta al di sotto della soglia il compressore non interviene e lascia passare l’audio inalterato.
Quando invece l’inviluppo oltrepassa la soglia, il compressore applica una riduzione di volume proporzionale alla differenza tra l’inviluppo e la soglia.

Il parametro ratio ci permette di decidere quanta riduzione di guadagno applicare.
più alto il rapporto, maggiore la compressione.

Ad esempio se il rapporto è uguale a 1, la riduzione di guadagno è nulla e quindi la traccia rimane completamente inalterata.
Se invece il rapporto di compressione è al massimo, cioè a infinito, la compressione sarà esattamente uguale alla differenza tra inviluppo e soglia.

Valori intermedi come il 2 o il 4 ovviamente danno risultati intermedi.

Altri due parametri che permettono di modificare il comportamento del compressore sono l’attacco e il rilascio.
L’attacco stabilisce un tempo di ritardo per l’innesco della riduzione di guadagno mentre il rilascio stabilisce un tempo di ritardo per il disinnesco della riduzione di guadagno, quindi, tendenzialmente, valori più alti di questi due parametri tendono a rallentare e in un certo senso ammorbidire l’azione del compressore.

Possiamo infine trovare nei plugin più dettagliati, come ad esempio ReaComp, alcuni parametri che permettono di modificare l’inviluppo del segnale.

ReaComp

Ad esempio “rms size” indica la finestra di tempo su cui viene calcolata la media quadratica del segnale, quindi, più alto il suo valore, più l’inviluppo sarà continuo e liscio e di conseguenza il compressore ignorerà i picchi improvvisi.

Ci sono poi due filtri (low-pass filter e hi-pass filter) che permettono al compressore di ignorare le frequenze più alte e le frequenze più basse.

Come si usa il compressore?

Nel 90% dei casi hai bisogno di ciò che io chiamo “compressione semplice” cioè l’attenuazione dei picchi più forti in modo da bilanciare la dinamica di una traccia.

ti consiglio di seguire questa procedura:

  1. Parti da un preset apposito per lo strumento che stai comprimendo. oppure semplicemente dai parametri di default.
  2. Imposta la ratio, 1.5 per una compressione leggera, 2 per una compressione media, 4 per una compressione forte oppure infinito per la compressione massima possibile.
  3. Imposta la soglia in modo che la riduzione massima stia sui 3 o 4 dB, questo ti garantirà di avere una buona trasparenza nella compressione.
  4. Eventualmente aggiusta attacco e rilascio.
    Accorcia il valore di attacco se vuoi comprimere e ammorbidire i picchi oppure allungalo se vuoi lasciarli passare inalterati.
    Allunga il valore di rilascio se vuoi un recupero lento del volume dopo la compressione oppure accorcia il valore di rilascio se vuoi che la coda del suono venga gonfiata subito dopo la compressione.

Spesso sul gruppo della batteria si applica invece la cosiddetta “compressione parallela“.

La compressione parallela non è altro che la miscela tra il segnale pulito e lo stesso segnale fortemente compresso.
Questo serve a mantenere inalterato ciò che suona forte e gonfiare solo ciò che suona piano.

Infine, quando si vogliono creare degli effetti particolari, soprattutto nella musica elettronica, si può ricorrere alla “compressione side-chain“.
La compressione side-chain consiste nel comprimere un segnale, ad esempio un basso elettronico, in relazione al contenuto di un altro segnale come ad esempio la grancassa.

Per fare questo bisogna impostare il detector input del compressore sull’ingresso ausiliario e fare una mandata dalla cassa all’ingresso ausiliario del basso.
Impostiamo a piacere i parametri del compressore e avremo il basso che calerà di volume in corrispondenza dei colpi di cassa.

Ecco il video dove troverai diversi esempi pratici.

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666 – The Number Of The Beast

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666 the number of the beast

666 Iscritti !

Oggi ho raggiunto un numero diabolico di iscrizioni al mio canale YouTube.
Un gigantesco ringraziamento a tutti coloro che mi seguono, che credono in me e nel mio progetto e che si sono iscritti al canale.

Sono passati quasi 6 mesi da quando ho lanciato il video corso e sono stati in molti a contattarmi con tanti progetti interessanti.
Da questi contatti sono nate fruttuose collaborazioni e al più presto ho intenzione di introdurre diverse novità.

Non voglio anticipare nulla perché tra il lavoro, lo studio e gli impegni personali sono ancora indietro su tutti i fronti, ma come sempre, la voglia di fare non mi manca e sono molto determinato ad arrivarci in fondo.

…E nonostante io sia un cane come fotografo e come soggetto, questa nuova lente che mi ha consigliato il mio amico Paolo tira fuori delle immagini troppo pheeghe 😀

…E niente, poi c’è quest’altro mio amico e collega bassista che si chiama Alessio, viene da Padova e ne sa a pacchi di siti internet, blog, SEO e tutto ciò che ruota attorno a questo mondo.
Alessio mi ha spiegato che ogni volta che scrivo un articolo devo farlo almeno di 300 parole altrimenti Google mi penalizza, mi manda indietro nei risultati e nessuno mi vede più.

Quindi visto che al momento ho scritto solo 221 parole devo trovare delle scuse qualsiasi per scrivere altre 80 parole, mmm non so, intanto spero che il “mmm” conti come parola, poi ci potrei mettere la parola chiave 666 così a caso e dopodiché potrei anche inventarmi una barzelletta su quanti fonici ci vogliano per cambiare una lampadina.

Mi tornerebbe utile rispondere 666 ma non credo sia molto realizzabile nella pratica.

Si, lo so, sono un cane anche come comico, però ti ringrazio per avermi aiutato anche in questo.
Ora quel maledetto pallino verde del conta-parole dovrebbe accendersi.

Grazie e a presto!

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Basso elettrico e Registrazione [vchr014]

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Sono quasi 10 anni che suono il basso elettrico e ricordo come se fosse ieri i miei primi passi…
Ricordo l’acquisto del mio primo basso, ricordo le prove col mio primo gruppo di compagni del liceo e la prima volta che ho provato a registrare collegando il mio Precision nell’ingresso audio del vecchio iMac di mio padre.

In tutti questi anni ho avuto modo di leggere diversi libri, articoli ed esperienze relative alla registrazione del basso.
C’é chi usa delle DI e dei preamplificatori particolari, c’é chi invece chi usa ricercati abbinamenti di testata, cassa, microfono e preamplificatore e c’é chi addirittura decide di microfonare le corde!

Sono tutte cose molto importanti e molto interessanti, ma mi accorgo purtroppo che in questo oceano di informazioni, spesso si perdono per strada alcuni fattori di primaria importanza e si presta eccessiva attenzione alle finezze.

Perciò ho deciso di realizzare questo video in cui ti elenco quelli che, secondo me, sono i piú importanti fattori di cui preoccuparsi quando si registra una traccia di basso elettrico in studio.

Nel mondo della registrazione audio (e non solo) si dice spesso “garbage in, garbage out” ovvero “spazzatura in ingresso, spazzatura in uscita”.
Questo é il motivo per cui ritengo sia molto importante curare il segnale soprattutto alla sorgente, cioé le tue dita e il tuo strumento.
A seguire ci si può occupare del sistema di registrazione.

La Tecnica usata per suonare il basso.

Finger picking, plettro, slap, tapping, ecc… sin dagli anni 50 tantissimi artisti si sbizzarriscono ad inventare e diffondere tecniche nuove, ciascuna con le sue peculiarità e il proprio timbro distintivo.
La tecnica è la prima cosa di cui ti devi preoccupare quando registri in studio.

Corde.

Non dimenticarti mai che il suono del basso è generato dalle corde, quindi è importantissimo capire se cerchi un tono brillante e ricco oppure un tono più ciccione e scuro.
Nel primo caso, corde nuove, nel secondo caso, corde vecchie.

Pickup.

Il primo dispositivo che cattura il suono generato dalle corde è il pick-up.
esattamente come per i microfoni, la sua tipologia e il suo posizionamento modificano drasticamente il suono del tuo basso.
Nel video trovi diversi esempi.

Sistema di registrazione.

L’ultima cosa a cui pensare, come dicevo, è il sistema di registrazione.
Nel dubbio, ti consiglio di andare in presa diretta su ingresso ad alta impedenza per catturare nella maniera più pulita possibile ciò che esce dal tuo basso.
In seguito potrai valutare se far passare il segnale da un amplificatore e/o da particolari effetti usando un plugin oppure strumenti reali.

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Campionatore: Kontakt, ReaSamplomatic5000 e Hephaestus Sounds [vchr013]

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Con questo video, realizzato grazie alla collaborazione di Francesco Massa, voglio darti esempio di come sia possibile al giorno d’oggi, sfruttando un campionatore, comporre ricche colonne sonore anche senza disporre di strumenti reali.

Esistono in commercio tantissimi campionatori software e si potrebbe scrivere un libro intero su ciascuno di essi, però io ho deciso di mostrartene 2, uno abbastanza basilare, cioè ReaSamplomatic5000, e uno molto complesso e articolato, cioè Kontakt della Native Instruments.

I campionatori sono strumenti di sintesi sonora che permettono di trasformare una traccia midi nella traccia audio di uno strumento vero.
Questo risultato viene ottenuto assemblando, uno dopo l’altro, diversi campioni presi dallo strumento vero.

In un certo senso la traccia midi è uno spartito, mentre il campionatore è un musicista perfetto esecutore.

Ma può veramente un campionatore sostituire il musicista e lo strumento?

Dipende…
Dipende da come è fatta la traccia midi.
Dipende da come è programmato il campionatore.
Dipende che strumento vogliamo replicare.
Dipende da quanta fedeltà è necessaria nella riproduzione.

Ho seguito Francesco per diversi anni nei suoi progetti e mi ha fatto conoscere molte cose interessanti su Kontakt e sui campionatori in generale.

A mio avviso alcuni strumenti, come la batteria, si prestano molto bene al campionamento perché hanno dinamiche relativamente semplici e ripetitive, mentre altri strumenti ricchi di tecniche diverse, sono difficilissimi o talvolta impossibili da replicare fedelmente.
Uno di questi strumenti è la chitarra elettrica.
Finché si tratta di arpeggi, si possono ottenere risultati estremamente fedeli, ma quando si tratta di riprodurre una pennata, le dinamiche sono molto complesse e difficili da riprodurre.

Secondo me è ancora più importante capire se si ha realmente bisogno di un campionatore fedele.

Mi serve una riproduzione perfetta di un quartetto d’archi?
Oppure mi basta avere un bel “tappeto” con un suono caldo e ricco senza la pretesa di imitare per forza il quartetto?

Valuta bene la tua scelta, ma sono dell’idea che nel 95% dei casi, la seconda sia comunque una soluzione molto elegante.

Ti posso dire però con assoluta certezza che Francesco è davvero in gamba e mette molta passione nel suo progetto Hephaestus Sounds che offre campioni di qualità molto elevata.
Ti consiglio perciò di andare a darci un’occhiata sul suo sito ufficiale.

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mp3, il formato preferito del web [vchr012]

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Vuoi diffondere le tue canzoni su portali web come SoundCloud, Youtube, iTunes Store, Google Play oppure Spotify?
In questi posti può girare solo audio compresso ed è quindi importante conoscere bene la materia.

Mp3, cos’è?

Tra gli algoritmi di compressione dell’audio, ne esistono alcuni di tipo lossy e alcuni di tipo lossless.
Stiamo parlando di compressione dati, ovvero ciò che serve ad alleggerire il peso in megabyte dei nostri file audio per rendere più facile il trasferimento attraverso la rete.

Un algoritmo lossless renderà il nostro file audio più leggero senza farci perdere alcuna informazione, mentre gli algoritmi lossy (come l’mp3) preferiranno eliminare qualche informazione per ottenere una compressione maggiore.

Se a orecchio non è possibile distinguere il file mp3 dal file originale non compresso, significa che sono state eliminate solo informazioni superflue e quindi la compressione è stata fatta correttamente.

Purtroppo questo non sempre accade perchè la compressione viene spesso eseguita con dei parametri troppo spinti e l’audio risulta molto rovinato.

È possibile ottenere mp3 perfetti con alcuni semplici accorgimenti!

Vediamo come preparare Reaper per esportare files mp3 pronti per essere caricati sul web.

Nella finestra di rendering, dobbiamo scegliere il formato di output, mp3, tuttavia se lanciamo il render, ci uscirà un messaggio di errore.

mp3 render reaper

La libreria LAME non è presente nativamente dentro Reaper“, quindi, seguiamo semplicemente le istruzioni presentate dal messaggio (tutorial completo nel video).

Questa operazione va fatta solo la prima volta che si esporta un mp3.

Quali sono i settaggi migliori per il render mp3?

L’opzione “maximum quality” ti garantirà la qualità migliore ed esporterà a bitrate costante e pari a 320 kbps.
tuttavia se hai particolare necessità di alleggerire il file, puoi impostare “CBR” e 192 kbps che a mio avviso è il valore più basso che permette di lasciare la compressione abbastanza trasparente.

Purtroppo però girano in rete molti programmi di conversione audio che sono preimpostati di default a 128 kbps.

Secondo me, questo è il motivo per cui molti utenti di youtube, spesso si lamentano della qualità audio.
se fai una ricerca però potrai notare che youtube è in grado di gestire anche audio di qualità superiore e i videomaker più attenti questo lo sanno bene ed infatti i loro canali non hanno l’audio sporcato da una cattiva compressione.

Purtroppo però ci sono dei portali che non gestiscono audio a risoluzione superiore a 128 kbps.
Uno di questi è Soundcloud.

Un problema frequente…

A volte capita che se nella traccia ci sono dei suoni di tipo impulsivo preceduti da silenzio totale, il suono impulsivo risulterà fortemente distorto dalla compressione mp3.

mp3 suoni impulsivi

La soluzione a questo problema consiste nell’impedire che possa esserci silenzio totale durante la traccia inserendo un leggerissimo e inudibile rumore di dithering come ultima operazione, per esempio inserendo il plugin “JS: Utility/dither_psycho” (oppure la sua versione VST Psycho Dither) come ultimo effetto sul master.

Video:

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Cuffie da studio: le migliori 10!

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Penso che uno degli investimenti migliori in termini di strumentazione sia un buon paio di cuffie da studio, in particolare se costituiscono il tuo unico ascolto. È un investimento che Continue Reading →

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Chitarra Acustica e Registrazione [vchr011]

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Chitarra acustica vchr011

In questa puntata del mio video corso di home recording ho deciso di mostrarti alcune semplici tecniche per ottenere un’ottimo sound sulla tua chitarra acustica.

La chitarra acustica non richiede strumentazione raffinata.

Anche con un budget limitato si possono ottenere grandi risultati, tutti i sample che puoi ascoltare nel mio video, sono realizzati utilizzando una coppia di microfoni Samson C02  collegati direttamente ad una Alesis iO4.

100€ di microfoni, 130€ di scheda audio e un computer, niente di più.

Si può registrare con la videocamera?

La possibilità c’è, ma non è una buona idea per 2 motivi:

  1. L’inquadratura ti costringe a tenere la videocamera lontana dalla chitarra acustica.
  2. Nessun controllo sul guadagno del microfono.

Il primo ti inserisce molto rumore nella registrazione, mentre il secondo ti manda in distorsione il poco segnale buono che rimane.

La configurazione dei microfoni decide tutto.

Esistono infiniti metodi per registrare la chitarra acustica, io qui ho riportato le 4 che preferisco.

Non sono un fan della linea diretta e non è un caso che la mia chitarra acustica da studio sia priva di pickup, infatti non lo userei mai per la registrazione, o meglio, la userei solo come “arricchimento” di un microfono a condensatore che mi da la grossa parte del suono, ma siccome sono anche un fan delle cose semplici, preferisco quasi sempre utilizzare solo microfoni.

Quindi, nel video ho utilizzato 4 configurazioni microfoniche, 2 mono e 2 stereo.

1. Un microfono di fronte alla chitarra acustica.

rec chitarra acustica in monoIl metodo che va per la maggiore, consiste nel piazzare un microfono a condensatore davanti alla chitarra, non troppo vicino, altrimenti il suono risulterebbe troppo scuro, ma a una o due spanne di distanza facendolo puntare più o meno verso la buca o verso l’attaccatura del manico.

2. Un microfono sopra la spalla del chitarrista.

rec chitarra acustica mono 2

Un’altra posizione interessante per il microfono è sopra la spalla.
qui il microfono riprenderà più o meno ciò che sente il chitarrista.

3. Due microfoni, XY, di fronte alla chitarra acustica.

microfoni in stereo xy

Esistono poi alcune configurazioni che prevedono l’utilizzo di due microfoni in stereo, cioè uno pannato a destra e uno pannato a sinistra.
Ad esempio possiamo piazzare i microfoni in configurazione xy, quindi a formare una croce dalla parte delle capsule.
la distanza è sempre di circa una o due spanne dalla chitarra.

4. Due microfoni, ORTF, di fronte alla chitarra acustica.

configurazione ORTF

La stessa posizione, ma con una disposizione ORTF ci darà un’immagine stereo della chitarra più aperta.

5. …E la configurazione spaced pair?

Se ricordi, nella puntata del mese scorso riguardante la registrazione del pianoforte a coda, utilizzavo una terza configurazione stereo chiamata “spaced pair”.

Preferisco non utilizzare questa tecnica sulla registrazione della chitarra in quanto nella pratica mi sono sempre ritrovato con sfasamenti troppo forti tra i due microfoni e quindi con un “immagine sfuocata”.

Nulla di impossibile da correggere nel mix, ma disponendo di altre 4 ottime tecniche, non c’è motivo di complicarsi la vita.

Ecco il video completo:

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Pianoforte a coda e Registrazione [vchr009]

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Pianoforte a coda vchr009

Questa è la prima collaborazione che introduco nel mio canale YouYube:

Per l’occasione sono andato a far visita al mio amico Andrea Carri, pianista e compositore per cui lavoro dal 2010 e insieme abbiamo registrato un brano al pianoforte a coda e realizzato 2 video, uno per il mio video corso e uno per il suo canale.

Per registrare ho utilizzato fondamentalmente 3 cose: una scheda audio qualsiasi (con almeno due ingressi microfonici), 2 microfoni economici (Behringer c2) e un vecchio computer portatile.

Per prima cosa mi sono preparato una postazione comoda con un supporto per il computer e delle prese di corrente, dopodichè ho posizionato i microfoni all’interno del pianoforte e ho provato diverse configurazioni.

Alcune configurazioni erano MONO, cioè un singolo microfono dentro al pianoforte.

La prima prova è stata effettuata piazzando il microfono più o meno sopra il centro della tavola armonica a circa 40 o 50 cm di distanza dalla tavola e rivolto con la capsula verso il basso.
questa configurazione rende il suono del pianoforte pieno e rotondo.

pianoforte mono mic 1

Nella seconda prova, ho provato a tirar fuori qualche particolare in più, specialmente le percussioni dei martelletti, perciò ho rivolto e avvicinato il microfono ai martelletti.

pianoforte mono mic 2

A mio avviso, queste due riprese hanno dimostrato che avere un solo microfono non ti impedisce di ottenere un bel suono di pianoforte e non ti limita neanche troppo nella “gamma di suoni” che puoi ottenere, soprattutto se consideri che puoi eventualmente aggiungere in post produzione equalizzazione e riverbero.

Tuttavia, se hai la possibilità di registrare con due microfoni credo sia il caso di sfruttarla, perché una ripresa stereofonica del pianoforte garantisce molto probabilmente una maggiore naturalezza.

Vediamo quindi alcune configurazioni STEREO.

Con un paio di microfoni a condensatore cardiodi o supercardioidi, le configurazioni più utilizzate in generale sono 3 e prendono il nome dalla posizione relativa che i due microfoni assumono:
Si dice “spaced pair” quando i 2 microfoni sono distanziati e paralleli tra di loro, un microfono registra il canale left, mentre l’altro microfono registra il canale right.
tipicamente il microfono left si posiziona sopra il centro delle corde basse del pianoforte, mentre il microfono right si posiziona sopra il centro delle corde alte.
Entrambi rivolti verso il basso.

pianoforte stereo mic 1

Un’altra tecnica molto utilizzata, si chiama “ortf“.
I microfoni sono incrociati tra di loro in modo da formare una croce dalla parte dei connettori cannon.
in genere vengono posizionati al centro della tavola armonica del pianoforte, inclinati, con una capsula che punta al centro delle corde basse e una capsula che punta al centro delle corde alte.
Come nella configurazione spaced pair, per ottenere la stereofonia, è necessario pannare un microfono completamente a sinistra e l’altro completamente a destra.

pianoforte stereo mic 2

L’ultima tecnica  si chiama “xy“.
I microfoni sono sempre vicini e incrociati tra di loro, ma stavolta a formare una croce dalla parte delle capsule.
Potremmo ancora una volta posizionare i microfoni dentro la cassa armonica del pianoforte, tuttavia, spesso è impossibile per problemi di spazio.
Quindi potremmo si, aprire completamente il pianoforte per risolvere il problema, ma questo cambierebbe il suono, perciò, spesso, con la tecnica xy si microfona la zona dei martelletti posizionando la coppia sopra il centro della martelliera con un microfono rivolto verso i martelli delle corde basse e un microfono rivolto verso i martelli delle corde alte.

pianoforte stereo mic 3

Come puoi sentire dagli esempi nel video, ogni configurazione ha le sue peculiarità e in un certo senso reinterpreta a suo modo il sound del pianoforte, perciò il mio consiglio finale è di investire un po’ di tempo per ascoltare, sperimentare e scegliere la configurazione che ti da il suono di pianoforte che preferisci.

Ecco il video completo della puntata.

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Reaper Tutorial, registrazione multitraccia [vchr008]

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reaper tutorial vchr008

Come funziona Reaper?

Mi piace lasciare spazio alle domande dei miei ascoltatori, siete ancora in pochi, ma siete attivi 😀 ecco una delle e-mail che ho ricevuto:

Ciao Rob!
Potresti far vedere in un video una overview di Reaper?
magari spiegando come fare per registrare in multitraccia, impostando i vari canali ed i nomi delle tracce e creare un preset in modo da non dover rifare ogni volta le stesse cose.
Poi mi piacerebbe sapere come si fa, per esempio, quando registri la voce, a far sentire il cantato precedente come base per poi partire in seguito a cantare, senza cancellare quello che c’è prima… Io creo sempre una traccia in più dove registrare le parti nuove e mi sento un troglodita per questo.

-Stefano

La domanda capita a fagiolo, perchè nella puntata precedente abbiamo visto come registrare con metodi “old-school” utilizzando un registratore digitale multitraccia, oggi quindi possiamo vedere per confronto un approccio moderno alla registrazione audio.
Questo tutorial dovrebbe mostrarti le principali funzioni di Reaper e farti capire le basi per cominciare a registrare.

Per chi ancora non lo ha scaricato dal sito ufficiale, ricordo che la versione di valutazione che si scarica dal sito ufficiale non ha scadenza e contiene il software completo.
L’unica limitazione di questa versione è il “nag screen” che deve obbligatoriamente rimanere aperto per 5 secondi ogni volta che Reaper viene avviato.
Nulla di più.
I ragazzi di Cockos si fidano di te:
Se lo usi abitualmente per home recording, per favore, compra una licenza da 60$ (48 euro).
Se lo usi a livello professionale, per favore, compra una licenza da 225$ (178 euro).

Reaper ci presenta tipicamente un interfaccia grafica divisa in due pannelli di controllo, quello delle tracce (Track Control Panel) e quello del mixer (Mixer Control Panel).

reaper tcp mcp

Nell’uso di questi software, io trovo che sia importantissimo impararsi a memoria le scorciatoie da tastiera perchè rendono tutto più veloce ed efficiente.
Premendo Ctrl+T possiamo creare una nuova traccia che vedremo immediatamente apparire sia nel Track Control Panel che Mixer Control Panel.
premendo più volte Ctrl+T possiamo creare tutte le tracce di cui abbiamo bisogno.
di default, il Mixer Control Panel mostra la traccia “Master”, cioè la traccia in cui convogliano e vengono sommate tutte le nostre tracce.
se vogliamo vedere la traccia master anche nella Track Control Panel premiamo Ctrl+Alt+M, se vogliamo nasconderla, premiamo ancora Ctrl+Alt+M.
diamo ora un po’ di nomi alle tracce cliccando due volte nello spazio che sta tra il tasto rosso e il tasto I/O, scriviamo il nome e premiamo invio.
E’ possibile decidere traccia per traccia cosa visualizzare nella TCP o nella MCP.
Premiamo Ctrl+Shift+M, questo rivelerà il Track Manager che con una semplice tabella ci permette di scegliere quali tracce vedere o nascondere nella TCP e quali tracce vedere o nascondere nella MCP cliccando sugli appositi pallini.

A titolo di esempio si può collegare una drum machine a 4 uscite in una scheda audio con 4 ingressi.

drum machine to reaper

Se volessi registrare tutte e 4 le tracce contemporaneamente, potrei impostare gli ingressi di ogni singola traccia una alla volta, ma la cosa potrebbe diventare lunga se comincio a doverlo fare per 8, 16 o più tracce, quindi ti voglio svelare un trucchetto per velocizzare il tutto:
Se hai nominato le tracce con lo stesso ordine con cui hai cablato gli ingressi puoi premere Alt+R per aprire la cosiddetta “routing matrix” e staccala dalla finestra principale cliccando col destro su uno spazio vuoto e togliendo la spunta a “dock matrix in docker”, ingrandiscila a sufficienza e giocando alla battaglia navale, trova l’incrocio dove il tuo primo ingresso combacia con la tua prima traccia e se ancora non è presente il pallino rosso, cliccaci sopra, facendo questo hai assegnato il primo ingresso della tua scheda audio alla tua prima traccia di Reaper.
Fai la stessa cosa per l’ultimo ingresso con l’ultima traccia e quindi seleziona tutte le caselle che stanno sulla diagonale di congiunzione per impostare anche tutti gli altri ingressi in un colpo solo.
Fatto questo, chiudi la routing matrix, seleziona tutte le tracce cliccando sulla prima e poi, tenendo premuto shift, cliccando sull’ultima, dopodichè, arma una qualsiasi delle tracce selezionate per armarle tutte in un colpo solo e ora sei pronto per registrare tutto premendo Ctrl+R.

reaper routing matrix

Se vuoi, hai eventualmente la possibilità di salvare questo progetto come template di partenza per tanti altri progetti.

Come si fa in Reaper, quando registri la voce, a far sentire il cantato precedente come base per poi partire in seguito a cantare, senza cancellare quello che c’è prima?

Tutto questo si riassume in un termine: Auto-punch!
Ogni riferimento a Bruce Lee è puramente casuale. 😀

reaper bruce lee

l’auto-punch, in Reaper, funziona così:
Innanzitutto clicca col destro in basso a sinistra sul tasto rosso e seleziona “Record mode: Time Selection auto-punch”.
Dopodichè, seleziona il pezzo che vuoi registrare cliccando col sinistro su un punto vuoto e trascinando in orizzontale.
Ora arma la traccia su cui vuoi registrare e prosegui la registrazione.

Non ti preoccupare se ti accorgi tardi di aver sbagliato la selezione, perchè anche se vedi la ripresa tagliata, Reaper ha comunque salvato tutto quanto e puoi tranquillamente espandere la traccia per recuperare tutto ciò che ti serve.

reaper takes

Inoltre, se ti capita di sovrascrivere un pezzo, Reaper terrà comunque salvato tutto e lo organizzerà in “takes” cioè in varie riprese da cui potrai scegliere quella che preferisci.
Quindi, quando scrivi diverse takes una sopra l’altra, non suoneranno insieme ma suonerà solo quella selezionata, cioè quella più chiara.

Questa cosa può essere sfruttata anche se vuoi fare due o più riprese dello stesso pezzo per poi scegliere la ripresa migliore punto per punto.

Ecco il video, Buona Visione!

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