Computer per home recording: come sceglierlo.

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Quali sono le caratteristiche di un buon computer per home recording? La scelta di un buon computer per home recording  è cruciale per molti musicisti e per rispondere a questa Continue Reading →

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Monitor da studio (casse): le migliori!

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Le casse monitor da studio sono necessarie? Avere un paio di casse monitor da studio non è assolutamente necessario per poter realizzare ottime produzioni e registrazioni audio oggigiorno, infatti dovrai Continue Reading →

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Chitarra Acustica e Registrazione [vchr011]

Video

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Chitarra acustica vchr011

In questa puntata del mio video corso di home recording ho deciso di mostrarti alcune semplici tecniche per ottenere un’ottimo sound sulla tua chitarra acustica.

La chitarra acustica non richiede strumentazione raffinata.

Anche con un budget limitato si possono ottenere grandi risultati, tutti i sample che puoi ascoltare nel mio video, sono realizzati utilizzando una coppia di microfoni Samson C02  collegati direttamente ad una Alesis iO4.

100€ di microfoni, 130€ di scheda audio e un computer, niente di più.

Si può registrare con la videocamera?

La possibilità c’è, ma non è una buona idea per 2 motivi:

  1. L’inquadratura ti costringe a tenere la videocamera lontana dalla chitarra acustica.
  2. Nessun controllo sul guadagno del microfono.

Il primo ti inserisce molto rumore nella registrazione, mentre il secondo ti manda in distorsione il poco segnale buono che rimane.

La configurazione dei microfoni decide tutto.

Esistono infiniti metodi per registrare la chitarra acustica, io qui ho riportato le 4 che preferisco.

Non sono un fan della linea diretta e non è un caso che la mia chitarra acustica da studio sia priva di pickup, infatti non lo userei mai per la registrazione, o meglio, la userei solo come “arricchimento” di un microfono a condensatore che mi da la grossa parte del suono, ma siccome sono anche un fan delle cose semplici, preferisco quasi sempre utilizzare solo microfoni.

Quindi, nel video ho utilizzato 4 configurazioni microfoniche, 2 mono e 2 stereo.

1. Un microfono di fronte alla chitarra acustica.

rec chitarra acustica in monoIl metodo che va per la maggiore, consiste nel piazzare un microfono a condensatore davanti alla chitarra, non troppo vicino, altrimenti il suono risulterebbe troppo scuro, ma a una o due spanne di distanza facendolo puntare più o meno verso la buca o verso l’attaccatura del manico.

2. Un microfono sopra la spalla del chitarrista.

rec chitarra acustica mono 2

Un’altra posizione interessante per il microfono è sopra la spalla.
qui il microfono riprenderà più o meno ciò che sente il chitarrista.

3. Due microfoni, XY, di fronte alla chitarra acustica.

microfoni in stereo xy

Esistono poi alcune configurazioni che prevedono l’utilizzo di due microfoni in stereo, cioè uno pannato a destra e uno pannato a sinistra.
Ad esempio possiamo piazzare i microfoni in configurazione xy, quindi a formare una croce dalla parte delle capsule.
la distanza è sempre di circa una o due spanne dalla chitarra.

4. Due microfoni, ORTF, di fronte alla chitarra acustica.

configurazione ORTF

La stessa posizione, ma con una disposizione ORTF ci darà un’immagine stereo della chitarra più aperta.

5. …E la configurazione spaced pair?

Se ricordi, nella puntata del mese scorso riguardante la registrazione del pianoforte a coda, utilizzavo una terza configurazione stereo chiamata “spaced pair”.

Preferisco non utilizzare questa tecnica sulla registrazione della chitarra in quanto nella pratica mi sono sempre ritrovato con sfasamenti troppo forti tra i due microfoni e quindi con un “immagine sfuocata”.

Nulla di impossibile da correggere nel mix, ma disponendo di altre 4 ottime tecniche, non c’è motivo di complicarsi la vita.

Ecco il video completo:

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Latenza e monitoring: strategie per ottenere un ottimo ascolto in spia [vchr005]

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Latenza e Monitoring vchr005

Nella puntata di oggi del video corso di home recording ti parlo di un problema abbastanza sottovalutato e su cui spesso vedo qualche difficoltà.

Quando stai suonando o cantando sopra una base o sopra un metronomo,
per ottenere un buon risultato devi ovviamente sentire in cuffia la base, ma anche ciò che stai suonando.
Per fare questo esistono diverse soluzioni.
vediamole insieme!

Ciò di cui abbiamo bisogno è un cosiddetto sistema di monitoring detto anche in gergo spia. ovvero qualcosa che ci faccia sentire, insieme alla base, quello che stiamo cantando o suonando nello stesso istante in cui lo facciamo.

Esistono sistemi software e sistemi hardware, ma in generale, è preferibile scegliere una soluzione via hardware.

Vediamo innanzitutto cos’è il software monitoring.

Molti software mettono a disposizione il monitoring di ogni traccia.
Questa soluzione è molto utilizzata perchè è molto immediata, ma, ciò che accade quando questo è innescato è che il tuo computer acquisisce ciò che stai suonando dalla scheda audio, lo elabora con tutti gli effetti che hai messo su questa traccia e il prima possibile te lo rimanda in uscita alle tue cuffie.

Latenza software monitoring 1
Esiste un problema di fondo in tutto questo.

Il computer impiega del tempo per acquisire il segnale in ingresso e impiega altro tempo per elaborarlo e mandarlo in uscita.
questo tempo di elaborazione è chiamato “latenza” e di fatto si traduce in un ritardo:
ciò che stai suonando lo risentirai non immediatamente, ma fra qualche istante.
in genere se la latenza supera i 10 millisecondi la cosa diventa alquanto fastidiosa e suonare in queste condizioni diventa quasi impossibile (dipende da quanto è alta la latenza).

la soluzione più immediata potrebbe essere quella di abbassare la latenza, abbassando il buffer size della scheda audio ma questo comporta almeno 2 tipi di problemi:
1- si rischia di rovinare la registrazione perchè il computer fa fatica a lavorare a bassa latenza
2- il riascolto è comunque in ritardo e non è ottimale e a volte non si riesce neanche a raggiungere valori di ritardo accettabili

quindi, se possibile, è meglio evitare questa soluzione.

Cos’è invece l’hardware monitoring? Perchè mai dovrebbe essere una soluzione migliore?

La soluzione hardware è migliore perchè ci permette invece di avere la botte piena e la moglie ubriaca ed è concettualmente semplice:
Lasciamo che il computer registri senza fatica ad alta latenza e preleviamo il segnale da mandare in spia prima che questo sia convertito in digitale, ovvero quando ancora è un segnale elettrico analogico.

Latenza hardware monitoring 1

Le schede audio più economiche in genere mettono a disposizione una rotellina che permette di miscelare i segnali in ingresso con ciò che arriva dal computer.
Un problema in cui ci si ritrova spesso è che, anche col volume delle cuffie al massimo, non riesci a sentirti ad un volume adeguato.
Se ti trovi in questa situazione, NON alzare il guadagno del microfono in quanto potresti distorcere la registrazione, ma invece
1-abbassa il volume della base (magari abbassando il master della tua daw)
2-se ottieni una miscela corretta ma i volumi in cuffia sono bassi, utilizza un amplificatore da cuffie come il Behringer HA8000 o un piccolo mixer con uscita cuffie per amplificare il segnale di uscita della scheda audio e di volume in cuffia ne avrai in abbondanza.

Alcune schede audio di fascia alta hanno addirittura dei software che permettono di controllare il mixaggio in cuffia e aggiungere vari effetti.
Sto parlando ad esempio di Motu Cuemixfx, di Focusrite Mixcontrol e di RME Totalmix.
Questi software non elaborano audio ma gestiscono i controlli di un mixer digitale “invisibile” integrato nella scheda audio dedicato apposta per questa funzione.
Anche se puoi vedere questo mixer sul tuo computer, i segnali non stanno passando dal computer e quindi vengono elaborati a bassissima latenza indipendentemente da come lavora il computer.

Se la tua scheda audio non ha nessuna di queste funzionalità, puoi sempre utilizzare un secondo microfono e un mixer con uscita cuffie per avere l’ascolto in cuffia completamente indipendente dalla registrazione.

alternativa monitoring senza latenza

Se durante la registrazione utilizzi dei sintetizzatori virtuali oppure un software di emulazione amplificatori come Guitar Rig o Amplitube, consiglio sempre di valutare ancora la possibilità di monitoring hardware integrando un vero amplificatore da chitarra o una tastiera con un suo modulo sonoro da utilizzare solo per il monitoring mentre si registra il segnale diretto della chitarra o il midi.
Se non si ottengono soluzioni soddisfacenti, l’unica è tornare al software monitoring e disporre di un computer recente e potente ma soprattutto di una scheda audio con ottimi driver che ci permettano di lavorare a bassa latenza in maniera adeguata.

Compensazione della latenza.

Lavorare a latenza alta, come ti ho appena suggerito, ti fa ritardare l’arrivo del segnale e quindi anche se suoni come un metronomo, ti ritroverai sempre con dei colpi fuori dalla griglia.

colpi fuori per colpa della latenza

Normalmente esiste una compensazione automatica della latenza che rimette in pari i file registrati usando dei valori di latenza calcolati dal driver della scheda audio, ma questo non fornisce mai valori precisi.
Se, come me, non ti piace farti domande del tipo

“ma sono io che suono fuori tempo oppure è il software che è ritardato?”

Ti consiglio di perdere 2 minuti per fare una misura e tarare il tuo sistema una volta per tutte.
Nel video qui sotto, al minuto 4:50 ti mostro tutta la procedura da effettuare con Reaper, passo a passo.
Sugli altri software la procedura è comunque molto simile.

Ricorda che se in futuro modifichi il valore del buffer, o cambi la scheda audio o cambi il computer, il valore impostato non andrà più bene e dovrai quindi ripetere tutta la procedura.

Ecco il video completo:

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Cavi audio ed errori comuni nelle connessioni [vchr004]

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Cavi e connettori audio vchr004

Prima di andare avanti con il corso di home recording, penso sia utile per tutti spendere due parole sull’argomento cavi, perciò ho realizzato il seguente video:

Un cavo audio è composto da 3 pezzi: due estremità chiamate connettori e una parte centrale flessibile che è il cavo vero e proprio.

Composizione cavi

Esistono due macrofamiglie di cavi: cavi di potenza e cavi di segnale.

Famiglie di cavi

I cavi di potenza sono semplicemente uno o più fili di rame avvolti in una guaina e sono tipicamente spessi perchè devono far circolare tanta corrente dall’uscita di un amplificatore ad una cassa passiva.
Invece, i cavi di segnale per l’audio sono tipicamente “coassiali”, questo significa che uno dei conduttori di rame è intrecciato in modo da formare una gabbia che scherma il segnale dalle interferenze che potrebbe raccogliere attraversando il cavo.
La gabbia normalmente trasporta il segnale di massa, Cioè lo zero di riferimento per tutti i segnali.

Esistono quindi cavi con due o tre conduttori, cioè 1 o 2 fili più la schermatura.
un cavo con 2 fili si dice “stereo” o più propriamente “bilanciato” proprio perchè mi permette di trasferire o un segnale stereo (cioè due segnali in un sigolo cavo) o un segnale bilanciato (cioè un segnale che viaggia insieme alla sua copia negativa).

Cavi bilanciati

A cosa servono i cavi bilanciati?

Cioè, che senso ha trasferire un segnale su un filo e la sua copia negativa su un altro filo?
Questo è un altro metodo molto efficace per eliminare i disturbi che il segnale può prelevare lungo il cavo, infatti, è molto probabile che le interferenze pescate da due fili dello stesso cavo siano uguali.
Un dispositivo che riceve un segnale bilanciato, prende il negativo del segnale e lo inverte, ottenendo quindi una copia esatta del segnale positivo ma con i disturbi invertiti.
In questo modo poi, sommando i 2 segnali, i disturbi si cancelleranno a vicenda mentre il segnale originale sarà raddoppiato, cioè aumentato di 6dB.

Se invece, oltre alla schermatura, ho solo 1 filo, posso trasferire un solo segnale detto quindi “mono” oppure “sbilanciato”.

E’ possibile vedere l’interno dei cavi e quindi riconoscerlo senza doverli aprire?

Ovviamente no, però, se il cavo è fatto bene, lo si può riconoscere dai suoi connettori e con un tester posso eventualmente accertarmi che il cavo non sia danneggiato.

I connettori con cui abbiamo più spesso a che fare sono:
Cannon o Xlr (connettori con tre conduttori utilizzati principalmente dai microfoni).
Jack stereo da 1/4″ (equivalenti dei cannon, ma talvolta utilizzati anche portare segnali stereo).
Jack stereo da 1/8″ (versione ridotta dei jack stereo da 1/4″ e tipicamente portano segnali stereo).
Jack mono (che tutti ben conosciamo e usiamo con la chitarra e il basso).
Rca (equivalenti dei jack mono, ma utilizzati soprattutto nelle console da dj e negli impianti audio hi fi).

Jack mono ed rca permettono di fare solo connessioni sbilanciate, mentre con tutti gli altri è possibile realizzare connessioni bilanciate oppure connessioni sbilanciate doppie, cioè stereo.

Ecco alcuni errori da evitare ma che purtroppo vedo spesso capitare.
Un segnale stereo in un ingresso bilanciato (conseguenza: cancellazione di gran parte del segnale).
Un segnale bilanciato in un ingresso stereo (conseguenza: effetto “suono disperso e non centrato”).
Un microfono a condensatore in un ingresso mono (conseguenza: il microfono non funziona).

Nel video puoi anche vedere come si utilizza il tester per cavi audio behringer CT100.

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Microfoni da Studio. come sceglierli e come utilizzarli al meglio [vchr003]

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Microfoni da studio vchr003

Come ti ho detto nel video introduttivo di qualche settimana fa, l’elettronica ha fatto passi da giganti negli ultimi decenni e ciò ha dato a tutti, negli ultimi anni, la possibilità di registrare in casa con la stessa pulizia e definizione che anche solo fino a 10 o 20 anni fa era impensabile, al di fuori di uno studio di registrazione ben attrezzato.

Oggi ti parlo dei microfoni, oggetti relativamente semplici, infatti, dalla prima meta’ del ‘900 ad oggi poco e’ cambiato (concettualmente) nel loro principio di funzionamento.
Tuttavia, i microfoni da registrazione per eccellenza, cioè i microfoni a condensatore, sono sempre stati oggetti decisamente costosi.

In questa puntata ti mostrerò che oggigiorno, chiunque può acquistare ottimi microfoni ad un prezzo molto accessibile e trasformare la propria camera da letto, garage o salotto in uno studio di registrazione in grado di sfornare pezzi da top ten!

Classificazione dei microfoni secondo la tecnologia

Esistono fondamentalmente 3 tipi di microfoni utilizzati in studio di registrazione

  • Microfoni dinamici
  • Microfoni a condensatore
  • Microfoni a nastro

Questi ultimi si utilizzano solo in particolari contesti, quindi, soprattutto se ancora non conosci bene le altre due tipologie, ti consigli di ignorare per il momento l’esistenza dei microfoni a nastro.

Diamo quindi un occhiata ai microfoni dinamici e ai microfoni a condensatore.

La principale caratteristica che distingue queste due categorie, è la sensibilità.

Tipicamente un microfono a condensatore ha una sensibilità 10 volte superiore a quella di un microfono dinamico. Ciò si traduce, a parità di guadagno, in 20 dB di segnale in più.
Nel video puoi vedere un breve esperimento che fornisce prova di questo.

Sensibilità microfoni

Questo è il principale motivo per cui i microfoni dinamici sono principalmente utilizzati dal vivo o in generale quando è necessario amplificare una sorgente forte, Mentre i microfoni a condensatore, sono utilizzati in studio, dove invece si ha la necessità di catturare il segnale più pulito possibile anche da sorgenti deboli.

Avere un segnale più forte significa necessariamente avere una gamma dinamica più alta?

La risposta è no, Perché per valutare la gamma dinamica della nostra catena di registrazione, dobbiamo anche fare i conti con il rumore di fondo.
Nei microfoni a condensatore, ci sono degli elementi attivi e dei circuiti di amplificazione e ciò porta in genere ad avere del rumore in più rispetto ad un microfono dinamico.
Tuttavia, questo rumore in più, in genere è piccolo rispetto alla sensibilità in più che si ha e quindi la maggiore sensibilità si traduce quasi sempre in maggiore gamma dinamica.

Gamma dinamica microfoni

Un’altra differenza che si può notare tra i microfoni dinamici e i microfoni a condensatore è la risposta alle frequenze alte.
Anche qui i microfoni a condensatore ci garantiscono una migliore sensibilità.

Se stai cercando quindi un microfono versatile che ti permetta di registrare un po di tutto, la scelta è praticamente obbligata su un microfono a condensatore.

Detto questo, c’è ancora una discreta varietà di scelta:
Diframma largo o stretto?
Quale figura polare? Cardioide, supercardioide, figura a 8 o omnidirezionale?
Inoltre esistono diverse diverse tecnologie di costruzione e diverse tecniche di realizzazione del circuito interno, perciò esistono diversi tipi di microfoni a condensatore.

La scelta dipende da cosa vuoi registrare e con quale tecnica.
Ma soprattutto è una scelta che va molto a gusti.

Se hai dei dubbi, il mio consiglio è quello di partire da un microfono a condensatore a diaframma largo con figura polare cardioide o super cardioide.
Questa è la tipologia più versatile, e, in generale, fornisce una ripresa pulita, naturale e, in qualche modo, abbastanza simile a ciò che sentiamo con le nostre orecchie.
In questa tipologia di microfoni rientrano prodotti per tutte le fasce di prezzo, si parte da prezzi ridicoli inferiori ai 100 euro fino a prezzi superiori ai 1000.

Microfoni a diaframma largo

Qui è dove il discorso si fa interessante per gli artisti, che purtroppo, sono spesso a corto di cash.

Esistono ormai tantissimi prodotti entry level di qualità molto elevata e tranquillamente utilizzabili anche in produzioni professionali.

Microfoni Entry Level

Quindi, fintanto che i tuoi microfoni possono stare a meno di mezzo metro dalla sorgente oppure stai registrando sorgenti abbastanza potenti, difficilmente avrai un reale bisogno di microfoni costosi.

Esiste però un certo numero di situazioni in cui l’utilizzo di un microfono a condensatore può costituire un problema.

Si tratta di quelle situazioni in cui si deve registrare una sorgente molto potente a distanza molto ravvicinata, ecco 2 esempi tipici:

  • Microfono a pochi centimetri dal cono di un amplificatore.
  • Microfono a pochi centimetri da un fusto di batteria.

In queste due situazioni, il rischio è che i microfoni a condensatore siano troppo sensibili e che quindi trasducano un segnale distorto oppure vadano a sovraccaricare i preamplificatori.

È pratica comune quindi utilizzare microfoni dinamici, come ad esempio il famigerato Shure SM57.
Anche in questo caso, la scelta del microfono va a gusti, ma se ancora una volta si dovesse scegliere un solo microfono abbastanza versatile, io consiglierei appunto uno shure sm57 o uno dei suoi innumerevoli cloni, ma se già sei in possesso di un buon microfono dinamico, ti consiglio di utilizzare ciò che già hai senza preoccuparti troppo.

Vediamo ora un problema che si può presentare nella registrazione della voce.
Quando registri la voce, il microfono percepisce le “p” come se fossero botte d’aria, creando un effetto decisamente sgradevole (tipo esplosione).
esistono dei filtri denominati “Anti-pop” o “Pop-filter” realizzati in tessuto oppure in ferro fatti apposta per essere montati sulle normali aste da microfono.
Il filtro ferma tutte le botte d’aria lasciando inalterata la voce catturata dal microfono.

Pop filter

Quindi, assolutamente, ogni volta che registri una voce, ricordati sempre di montare sulla tua asta da microfono un filtro antipop e non avrai mai problemi di questo genere.

Ricordati inoltre che tutti i microfoni a condensatore per funzionare hanno bisogno di un preamplificatore in grado di fornire la cosiddetta “phantom power”.
La phantom power consiste fondamentalmente in una tensione continua di 48 volt (o anche meno) fornita dal preamplificatore sui pin 2 e 3 dell’uscita del microfono.
Questa tensione serve sia ad alimentare i circuiti di amplificazione contenuti all’interno del microfono, sia ad alimentare il sensore attivo, cioè il condensatore.
Senza la phantom power i microfoni a condensatore non funzionano.

Dare la 48v ad un microfono dinamico non amplifica il segnale del microfono stesso

Questo è un mito che vorrei sfatare una volta per tutte, odio le informazioni false 😀 .
I 48 volt vengono sommati come componente continua di tensione mentre l’operazione di amplificazione è una moltiplicazione e non una somma, perciò la phantom power sui microfoni non a condensatore non ha nulla a che vedere con l’amplificazione del segnale.

Inoltre bisogna stare attenti a NON dare la phantom power ai microfoni a nastro perchè così facendo li si danneggia.

I microfoni dinamici sono invece indifferenti alla phantom power.

A che distanza devo piazzare il microfono dalla sorgente?

Questo semplice schemino dovrebbe chiarirti le idee:

Distanza dal microfono

Se mi avvicino ad un microfono avrò meno rumore, meno riverbero, ma più effetto prossimità.

Il rumore e il riverbero sono sicuramente fenomeni che bisogna cercare di minimizzare e stare più vicini al microfono, sicuramente aiuta molto.
Tuttavia, così facendo, aumenta il cosiddetto effetto di prossimità che consiste in una accentuazione delle frequenze basse.
Questo effetto è molto bello in alcuni casi se voglio ottenere una voce calda e presente ma non è detto che stia bene su tutto, per esempio sulla chitarra acustica il rischio è quello di ottenere un suono troppo “impastato” proprio perchè troppo ricco di frequenze basse.

Qui il miglior consiglio che ti posso dare è di fare due prove:
una registrando il più vicino possibile e una allontanandoti dal microfono di 10 o 20 centimetri.

Quindi ascolta attentamente le due riprese e scegli la posizione che ti da il suono che preferisci o che ti da il miglior compromesso tra riverbero ed effetto prossimità nel caso in cui l’effetto prossimità non sia gradito.
Nel video puoi sentire un esempio con la chitarra classica.

Anche per oggi è tutto, se ti piacciono i miei video, puoi aiutarmi a far crescere il mio canale suggerendo i miei articoli e i miei video ai tuoi amici musicisti, cantanti e compositori.
Grazie per l’ascolto e per il supporto.

Alla prossima!

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Un grande artista di Home Recording

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ciao a tutti!

visto il successo dell’articolo di questa settimana riguardo i miti dell’home recording, oggi vi voglio segnalare un altro grande artista che produce in casa propria.

rob scallon home recording
si chiama Rob Scallon e questo video qui sotto è un suo brano completamente autoprodotto, in casa sua.

Rob ci dimostra non solo di saper comporre, suonare e mixare, ma anche di avere un gusto molto raffinato per la produzione video.

Buona Visione!

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