Pianoforte a coda e Registrazione [vchr009]

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Pianoforte a coda vchr009

Questa è la prima collaborazione che introduco nel mio canale YouYube:

Per l’occasione sono andato a far visita al mio amico Andrea Carri, pianista e compositore per cui lavoro dal 2010 e insieme abbiamo registrato un brano al pianoforte a coda e realizzato 2 video, uno per il mio video corso e uno per il suo canale.

Per registrare ho utilizzato fondamentalmente 3 cose: una scheda audio qualsiasi (con almeno due ingressi microfonici), 2 microfoni economici (Behringer c2) e un vecchio computer portatile.

Per prima cosa mi sono preparato una postazione comoda con un supporto per il computer e delle prese di corrente, dopodichè ho posizionato i microfoni all’interno del pianoforte e ho provato diverse configurazioni.

Alcune configurazioni erano MONO, cioè un singolo microfono dentro al pianoforte.

La prima prova è stata effettuata piazzando il microfono più o meno sopra il centro della tavola armonica a circa 40 o 50 cm di distanza dalla tavola e rivolto con la capsula verso il basso.
questa configurazione rende il suono del pianoforte pieno e rotondo.

pianoforte mono mic 1

Nella seconda prova, ho provato a tirar fuori qualche particolare in più, specialmente le percussioni dei martelletti, perciò ho rivolto e avvicinato il microfono ai martelletti.

pianoforte mono mic 2

A mio avviso, queste due riprese hanno dimostrato che avere un solo microfono non ti impedisce di ottenere un bel suono di pianoforte e non ti limita neanche troppo nella “gamma di suoni” che puoi ottenere, soprattutto se consideri che puoi eventualmente aggiungere in post produzione equalizzazione e riverbero.

Tuttavia, se hai la possibilità di registrare con due microfoni credo sia il caso di sfruttarla, perché una ripresa stereofonica del pianoforte garantisce molto probabilmente una maggiore naturalezza.

Vediamo quindi alcune configurazioni STEREO.

Con un paio di microfoni a condensatore cardiodi o supercardioidi, le configurazioni più utilizzate in generale sono 3 e prendono il nome dalla posizione relativa che i due microfoni assumono:
Si dice “spaced pair” quando i 2 microfoni sono distanziati e paralleli tra di loro, un microfono registra il canale left, mentre l’altro microfono registra il canale right.
tipicamente il microfono left si posiziona sopra il centro delle corde basse del pianoforte, mentre il microfono right si posiziona sopra il centro delle corde alte.
Entrambi rivolti verso il basso.

pianoforte stereo mic 1

Un’altra tecnica molto utilizzata, si chiama “ortf“.
I microfoni sono incrociati tra di loro in modo da formare una croce dalla parte dei connettori cannon.
in genere vengono posizionati al centro della tavola armonica del pianoforte, inclinati, con una capsula che punta al centro delle corde basse e una capsula che punta al centro delle corde alte.
Come nella configurazione spaced pair, per ottenere la stereofonia, è necessario pannare un microfono completamente a sinistra e l’altro completamente a destra.

pianoforte stereo mic 2

L’ultima tecnica  si chiama “xy“.
I microfoni sono sempre vicini e incrociati tra di loro, ma stavolta a formare una croce dalla parte delle capsule.
Potremmo ancora una volta posizionare i microfoni dentro la cassa armonica del pianoforte, tuttavia, spesso è impossibile per problemi di spazio.
Quindi potremmo si, aprire completamente il pianoforte per risolvere il problema, ma questo cambierebbe il suono, perciò, spesso, con la tecnica xy si microfona la zona dei martelletti posizionando la coppia sopra il centro della martelliera con un microfono rivolto verso i martelli delle corde basse e un microfono rivolto verso i martelli delle corde alte.

pianoforte stereo mic 3

Come puoi sentire dagli esempi nel video, ogni configurazione ha le sue peculiarità e in un certo senso reinterpreta a suo modo il sound del pianoforte, perciò il mio consiglio finale è di investire un po’ di tempo per ascoltare, sperimentare e scegliere la configurazione che ti da il suono di pianoforte che preferisci.

Ecco il video completo della puntata.

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Microfoni da Studio. come sceglierli e come utilizzarli al meglio [vchr003]

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Microfoni da studio vchr003

Come ti ho detto nel video introduttivo di qualche settimana fa, l’elettronica ha fatto passi da giganti negli ultimi decenni e ciò ha dato a tutti, negli ultimi anni, la possibilità di registrare in casa con la stessa pulizia e definizione che anche solo fino a 10 o 20 anni fa era impensabile, al di fuori di uno studio di registrazione ben attrezzato.

Oggi ti parlo dei microfoni, oggetti relativamente semplici, infatti, dalla prima meta’ del ‘900 ad oggi poco e’ cambiato (concettualmente) nel loro principio di funzionamento.
Tuttavia, i microfoni da registrazione per eccellenza, cioè i microfoni a condensatore, sono sempre stati oggetti decisamente costosi.

In questa puntata ti mostrerò che oggigiorno, chiunque può acquistare ottimi microfoni ad un prezzo molto accessibile e trasformare la propria camera da letto, garage o salotto in uno studio di registrazione in grado di sfornare pezzi da top ten!

Classificazione dei microfoni secondo la tecnologia

Esistono fondamentalmente 3 tipi di microfoni utilizzati in studio di registrazione

  • Microfoni dinamici
  • Microfoni a condensatore
  • Microfoni a nastro

Questi ultimi si utilizzano solo in particolari contesti, quindi, soprattutto se ancora non conosci bene le altre due tipologie, ti consigli di ignorare per il momento l’esistenza dei microfoni a nastro.

Diamo quindi un occhiata ai microfoni dinamici e ai microfoni a condensatore.

La principale caratteristica che distingue queste due categorie, è la sensibilità.

Tipicamente un microfono a condensatore ha una sensibilità 10 volte superiore a quella di un microfono dinamico. Ciò si traduce, a parità di guadagno, in 20 dB di segnale in più.
Nel video puoi vedere un breve esperimento che fornisce prova di questo.

Sensibilità microfoni

Questo è il principale motivo per cui i microfoni dinamici sono principalmente utilizzati dal vivo o in generale quando è necessario amplificare una sorgente forte, Mentre i microfoni a condensatore, sono utilizzati in studio, dove invece si ha la necessità di catturare il segnale più pulito possibile anche da sorgenti deboli.

Avere un segnale più forte significa necessariamente avere una gamma dinamica più alta?

La risposta è no, Perché per valutare la gamma dinamica della nostra catena di registrazione, dobbiamo anche fare i conti con il rumore di fondo.
Nei microfoni a condensatore, ci sono degli elementi attivi e dei circuiti di amplificazione e ciò porta in genere ad avere del rumore in più rispetto ad un microfono dinamico.
Tuttavia, questo rumore in più, in genere è piccolo rispetto alla sensibilità in più che si ha e quindi la maggiore sensibilità si traduce quasi sempre in maggiore gamma dinamica.

Gamma dinamica microfoni

Un’altra differenza che si può notare tra i microfoni dinamici e i microfoni a condensatore è la risposta alle frequenze alte.
Anche qui i microfoni a condensatore ci garantiscono una migliore sensibilità.

Se stai cercando quindi un microfono versatile che ti permetta di registrare un po di tutto, la scelta è praticamente obbligata su un microfono a condensatore.

Detto questo, c’è ancora una discreta varietà di scelta:
Diframma largo o stretto?
Quale figura polare? Cardioide, supercardioide, figura a 8 o omnidirezionale?
Inoltre esistono diverse diverse tecnologie di costruzione e diverse tecniche di realizzazione del circuito interno, perciò esistono diversi tipi di microfoni a condensatore.

La scelta dipende da cosa vuoi registrare e con quale tecnica.
Ma soprattutto è una scelta che va molto a gusti.

Se hai dei dubbi, il mio consiglio è quello di partire da un microfono a condensatore a diaframma largo con figura polare cardioide o super cardioide.
Questa è la tipologia più versatile, e, in generale, fornisce una ripresa pulita, naturale e, in qualche modo, abbastanza simile a ciò che sentiamo con le nostre orecchie.
In questa tipologia di microfoni rientrano prodotti per tutte le fasce di prezzo, si parte da prezzi ridicoli inferiori ai 100 euro fino a prezzi superiori ai 1000.

Microfoni a diaframma largo

Qui è dove il discorso si fa interessante per gli artisti, che purtroppo, sono spesso a corto di cash.

Esistono ormai tantissimi prodotti entry level di qualità molto elevata e tranquillamente utilizzabili anche in produzioni professionali.

Microfoni Entry Level

Quindi, fintanto che i tuoi microfoni possono stare a meno di mezzo metro dalla sorgente oppure stai registrando sorgenti abbastanza potenti, difficilmente avrai un reale bisogno di microfoni costosi.

Esiste però un certo numero di situazioni in cui l’utilizzo di un microfono a condensatore può costituire un problema.

Si tratta di quelle situazioni in cui si deve registrare una sorgente molto potente a distanza molto ravvicinata, ecco 2 esempi tipici:

  • Microfono a pochi centimetri dal cono di un amplificatore.
  • Microfono a pochi centimetri da un fusto di batteria.

In queste due situazioni, il rischio è che i microfoni a condensatore siano troppo sensibili e che quindi trasducano un segnale distorto oppure vadano a sovraccaricare i preamplificatori.

È pratica comune quindi utilizzare microfoni dinamici, come ad esempio il famigerato Shure SM57.
Anche in questo caso, la scelta del microfono va a gusti, ma se ancora una volta si dovesse scegliere un solo microfono abbastanza versatile, io consiglierei appunto uno shure sm57 o uno dei suoi innumerevoli cloni, ma se già sei in possesso di un buon microfono dinamico, ti consiglio di utilizzare ciò che già hai senza preoccuparti troppo.

Vediamo ora un problema che si può presentare nella registrazione della voce.
Quando registri la voce, il microfono percepisce le “p” come se fossero botte d’aria, creando un effetto decisamente sgradevole (tipo esplosione).
esistono dei filtri denominati “Anti-pop” o “Pop-filter” realizzati in tessuto oppure in ferro fatti apposta per essere montati sulle normali aste da microfono.
Il filtro ferma tutte le botte d’aria lasciando inalterata la voce catturata dal microfono.

Pop filter

Quindi, assolutamente, ogni volta che registri una voce, ricordati sempre di montare sulla tua asta da microfono un filtro antipop e non avrai mai problemi di questo genere.

Ricordati inoltre che tutti i microfoni a condensatore per funzionare hanno bisogno di un preamplificatore in grado di fornire la cosiddetta “phantom power”.
La phantom power consiste fondamentalmente in una tensione continua di 48 volt (o anche meno) fornita dal preamplificatore sui pin 2 e 3 dell’uscita del microfono.
Questa tensione serve sia ad alimentare i circuiti di amplificazione contenuti all’interno del microfono, sia ad alimentare il sensore attivo, cioè il condensatore.
Senza la phantom power i microfoni a condensatore non funzionano.

Dare la 48v ad un microfono dinamico non amplifica il segnale del microfono stesso

Questo è un mito che vorrei sfatare una volta per tutte, odio le informazioni false 😀 .
I 48 volt vengono sommati come componente continua di tensione mentre l’operazione di amplificazione è una moltiplicazione e non una somma, perciò la phantom power sui microfoni non a condensatore non ha nulla a che vedere con l’amplificazione del segnale.

Inoltre bisogna stare attenti a NON dare la phantom power ai microfoni a nastro perchè così facendo li si danneggia.

I microfoni dinamici sono invece indifferenti alla phantom power.

A che distanza devo piazzare il microfono dalla sorgente?

Questo semplice schemino dovrebbe chiarirti le idee:

Distanza dal microfono

Se mi avvicino ad un microfono avrò meno rumore, meno riverbero, ma più effetto prossimità.

Il rumore e il riverbero sono sicuramente fenomeni che bisogna cercare di minimizzare e stare più vicini al microfono, sicuramente aiuta molto.
Tuttavia, così facendo, aumenta il cosiddetto effetto di prossimità che consiste in una accentuazione delle frequenze basse.
Questo effetto è molto bello in alcuni casi se voglio ottenere una voce calda e presente ma non è detto che stia bene su tutto, per esempio sulla chitarra acustica il rischio è quello di ottenere un suono troppo “impastato” proprio perchè troppo ricco di frequenze basse.

Qui il miglior consiglio che ti posso dare è di fare due prove:
una registrando il più vicino possibile e una allontanandoti dal microfono di 10 o 20 centimetri.

Quindi ascolta attentamente le due riprese e scegli la posizione che ti da il suono che preferisci o che ti da il miglior compromesso tra riverbero ed effetto prossimità nel caso in cui l’effetto prossimità non sia gradito.
Nel video puoi sentire un esempio con la chitarra classica.

Anche per oggi è tutto, se ti piacciono i miei video, puoi aiutarmi a far crescere il mio canale suggerendo i miei articoli e i miei video ai tuoi amici musicisti, cantanti e compositori.
Grazie per l’ascolto e per il supporto.

Alla prossima!

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