Addictive Drums e batteristi virtuali

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Una vecchia necessità…

Realizzare tracce di batteria senza avere a disposizione un batterista non è un’esigenza nuova nella storia della produzione musicale.

Pare che le prime drum-machine risalgano addirittura fino agli anni ’30.

Dagli anni ’30 ad oggi sono stati fatti molti passi avanti, sintetizzatori, campionatori, computer, software integrati di registrazione e produzione musicale.

Oggi esistono molti software che in mano a persone con un minimo di creatività permettono di fare a meno del batterista.

Con un computer e Addictive Drums 2 è possibile realizzare tracce di batteria che suonano come quelle registrate da un batterista professionista in uno studio di registrazione top-level.

Addictive Drums 2 vs gli altri!

Esistono ovviamente tanti software concorrenti come Ez Drummer, Superior Drummer, Svariate librerie Abbey Road Drummer per Kontakt e tanti altri.

Facendo spesso arrangiamenti mi è capitato di provarne molti e ad oggi il mio preferito è Addictive Drums, nonostante li ritenga comunque tutti ottimi prodotti.

Il motivo di questa preferenza è principalmente 1: estrema flessibilità.

È una caratteristica che apprezzo molto e non è un caso che la mia DAW di preferenza sia REAPER.

Questione di opinioni

Facendo un confronto diretto tra diversi batteristi virtuali, si nota immediatamente un divario di opinioni tra le software-house su come una batteria registrata debba suonare.

E ciò mi fa molto piacere perché ho sempre sostenuto che la qualità del suono non sia un qualcosa di oggettivo ma piuttosto una questione di opinione e gusto personale.

Su queste opinioni non c’è molto da discutere, io personalmente preferisco un sound naturale, realistico e in un certo senso un po’ “crudo” e questo lo trovo pienamente in Addictive Drums, un po’ meno negli altri.

Flessibilità

Ritornando al discorso della flessibilità, su Addictive drums, con gli strumenti integrati, è possibile trasformare completamente il suono di una batteria tanto da renderlo irriconoscibile.

È possibile cambiare l’intonazione delle pelli e le risposte al tocco oltre ovviamente a cambiare qualsiasi parametro del mixer integrato che è molto completo e ha numerosissimi preset (ognuno diverso dall’altro).

Questo onestamente faccio fatica a trovarlo negli altri software.

Ad esempio quando mi capita di usare Modern Drummer (sono anche possessore di una copia di Komplete Ultimate della Native Instruments) non riesco ad allontanarmi più di tanto dal suono di partenza se non cambiando totalmente libreria.

Progetti interessanti

Se ti può interessare ho realizzato due progetti aperti con AD2, se ti va dacci un’occhiata!
Addiction project
Addicted to ROCK

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Registrare la batteria con pochi microfoni [vchr018]

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Registrare la batteria con pochi microfoni. Missione impossibile?

La pubblicità, le foto delle band più famose e i video musicali ci fanno spesso vedere la batteria circondata da decine di microfoni all’interno di studi di registrazione grossi come interi capannoni industriali.
Penso che questo aiuti a sviluppare dentro di noi l’idea che registrare la batteria con pochi microfoni o comunque con piccolo setup da home recording sia totalmente impossibile o porti a risultati inconcludenti.
Perciò, per paura di fallire, spesso non ci azzardiamo neanche a provarci.
Proprio perché, più o meno inconsciamente, abbiamo stabilito che avere un sistema complesso di registrazione equivale alla garanzia o alla speranza di avere ottimi risultati.

Le cose non stanno così…

Penso che, in un contesto “home” avere un sistema di registrazione complesso renda solo le cose più difficili.
Infatti più strumentazione metti in gioco, più variabili hai e più aumenta la probabilità che qualcosa vada male.
Se invece provi a registrare la batteria con 1 microfono (o con pochi microfoni) e usando un metodo semplice, a mio avviso hai molte più speranze di riuscire a ottenere buoni risultati, perché nella registrazione audio l’elemento che fa la differenza non è il microfono, non è la scheda audio e non è il computer.

Ciò che fa la differenza è l’elemento umano.

Se il batterista suona male, non c’è fonico che lo possa salvare.
Forse con un po’ di editing si, ma questo è un altro discorso.
Se poi il fonico non è in grado di fare una registrazione pulita piazzando i microfoni in maniera sensata è facile che le registrazioni risultino amatoriali.

In 3 semplici step è possibile risolvere o almeno minimizzare questi problemi:

  1. Studiare bene il pezzo da registrare.
  2. Accordare bene le pelli ed eventualmente cambiarle se necessario.
  3. Usare un metodo di registrazione semplice.

Sui primi due punti, purtroppo non posso aiutarti perché non sono un batterista, ma penso che sul terzo punto, questo mio video realizzato in collaborazione con Francesco Camminati possa risultarti utile.

Buona visione!


Strumentazione utilizzata per la realizzazione di questo video:

Software utilizzato per la realizzazione di questo video:

  • Reaper (registrazione audio).
  • Vegas Movie Studio (montaggio audio-video).
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Audio perfetto anche nei video [vchr017]

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Diversi miei ascoltatori, recentemente, mi hanno chiesto come faccio a registrare video usando il microfono a condensatore per l’audio e ho deciso di svelare l’arcano in questo breve video.

Se non hai una telecamera da 3000 euro difficilmente hai ingressi microfonici adatti al tuo nuovo microfono a condensatore, ma niente paura, oggi vedremo come aggirare il problema.

É una tecnica ben nota ai video-maker più attenti che ben sanno quanto sia importante l’audio nei video.

Infatti, per quanto buona la qualità di immagine, se la tua voce é riverberata, rumorosa e senza frequenze basse, il video risulterà molto amatoriale.

Mentre una scarsa qualità di immagine con un buon audio ti da un risultato che comincia giá ad essere accettabile.

Come si registra un buon audio nei video?

Il trucco consiste fondamentalmente nel registrare simultaneamente con 2 dispositivi diversi sia l’audio che il video.
Per registrare l’audio puoi utilizzare il tuo microfono a condensatore collegato alla scheda audio a sua volta collegata al computer, mentre per registrare il video puoi usare una fotocamera reflex o mirror-less o comunque un dispositivo in grado di darti una buona qualità video.

Mi raccomando ricordati che per una buona qualità di immagine è fondamentale l’illuminazione e tipicamente ti serve molta più luce di quella necessaria ai tuoi occhi per vedere.
Quindi se non hai a disposizione lampade potenti, magari ti conviene sfruttare la luce del sole.
se vuoi altri consigli sulla ripresa del video ti consiglio di dare un occhiata al canale del mio amico Paolo Grisendi.

Una volta che hai registrato tutto e sei in possesso di entrambi i file, ti serve un programma di video editing come Sony Vegas, Adobe Premiere o Movie Maker se sei su Windows oppure iMovie, Final Cut oppure ancora Premiere se sei su Mac.

Dentro uno di questi programmi dovresti poi essere in grado di sincronizzare l’audio registrato dal microfono con il video registrato dalla fotocamera, usando come guida l’audio registrato dalla fotocamera.

Infine puoi sbarazzarti dell’audio preso dalla videocamera ed il gioco è fatto, avrai sia audio che video nella qualità migliore possibile.

Nel caso fosse un problema registrare l’audio insieme al video ma vuoi comunque registrare un videoclip per il tuo brano, puoi sempre sfruttare una tecnica chiamata lip-sync o meglio nota come playback.
Questa tecnica è molto odiata dalla maggior parte dei musicisti perchè in molti casi è stata usata per mascherare la scarsa abilità di vari musicisti e cantanti.
però in ambito di produzione video diciamo che è un po’ più accettata, specialmente se si considera il fatto che spesso e volentieri la produzione audio si sviluppa molto prima di pensare ad una eventuale produzione video.
Perciò se ti ritrovi in questo caso e vuoi assolutamente mostrare nel video la performance musicale e canora, ricordati, mentre registri il video, di fare in modo che la base sia ben udibile nell’ambiente.
in questo modo chi esegue la performance riuscirà a sincronizzarsi meglio con la base, e anche la telecamera registrerà l’audio della base che sarà un ottimo punto di riferimento per la successiva fase di sincronizzazione via software.

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Registrazione chitarra elettrica [vchr016]

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Un maestro di chitarra.

In questa puntata del video corso di home recording ho invitato un grande artista reggiano, maestro di chitarra elettrica e acustica presso diverse scuole.

Si chiama Massimilano Bonfrisco, in arte Max Bonfry, e con il suo supporto vedremo alcuni metodi per la registrazione della chitarra elettrica.

Due approcci diversi.

A prescindere dal fatto che venga utilizzata o meno la distorsione, storicamente siamo abituati a sentire la chitarra elettrica attraverso un amplificatore (Marshall, Peavey, Brunetti, per citarne alcuni…) progettato appositamente per la chitarra e che gli conferisce il tipico suono che sentiamo da sempre nei nostri dischi preferiti.

Per questo motivo, qualsiasi tecnica di registrazione deve tenere conto del fatto che, in qualche maniera, prima o poi bisognerà passare da un amplificatore.

Si possono quindi distinguere due tipi di approccio alla registrazione:

  1. Presa diretta + amplificatore virtuale.
  2. Microfonazione amplificatore reale.

Tipicamente quello che si fa è scegliere uno dei due approcci e procedere a testa bassa nelle registrazioni, ma il bello è che la tecnologia attuale ci permette di procedere con entrambe le soluzioni simultaneamente.

Presa diretta + amplificatore virtuale.

Anche se la soluzione di lanciare il jack, fare centro nella scheda audio e cominciare a suonare direttamente attraverso Guitar Rig è sempre molto allettante, io consiglierei comunque di sfruttare una DI con uscita parallela e realizzare il collegamento rappresentato nella figura seguente.

presa diretta chitarra elettrica

Il problema dell’amplificatore virtuale è che sta dentro il computer e pertanto dovresti ricorrere al software monitoring. una tecnica che se non strettamente necessaria, la sconsiglio fortemente e il motivo l’ho illustrato in questa puntata del videocorso.

Se realizzi lo schema in figura, invece, il tuo amplificatore sarà la tua spia, non avrai alcun bisogno di monitoring e in seguito potrai accuratamente scegliere tutta la tua catena di amplificazione virtuale (o reale in caso di reamping).

Microfonazione amplificatore reale.

Non tutti i chitarristi si trovano a proprio agio con l’amplificatore virtuale e tendono a rifiutare l’idea che una predefinita serie di velocissime operazioni binarie possa sostituire il calore dei valvoloni che spingono corrente per far muovere i coni da 12″.

In questi casi è preferibile impegnarsi fin da subito per trovare la configurazione ottimale di uno o più microfoni per catturare il suono dell’amplificatore da chitarra.

Nel video, io e Max abbiamo realizzato diversi esempi per farti sentire il tipo di sound che puoi ottenere dalle varie configurazioni e per metterti in allarme riguardo alcuni problemi che potresti incontrare.

Se ti piace il video, ricordati di condividerlo con i tuoi amici e di iscriverti al mio canale per rimanere sempre aggiornato e se sei interessato ai progetti di Max, puoi trovarlo su YouTube e Facebook.

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Compressore audio, consigli per l’utilizzo [vchr015]

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Il compressore è uno strumento di cui molti fonici difficilmente riescono a fare a meno ed è anche ritenuto uno degli strumenti più difficili da utilizzare.

Oggi quindi si parla del compressore audio, vedremo che cos’è, quali sono i parametri che lo caratterizzano e alcuni esempi pratici.

Cos’è il compressore?

Il compressore non è altro che un dispositivo che abbassa il volume di un segnale audio in base al proprio inviluppo o in base all’inviluppo di un altro segnale.
come puoi vedere da questa illustrazione, l’inviluppo di un segnale non è altro che la sua forma.

inviluppo per compressione

I parametri più importanti del compressore sono sicuramente la soglia “treshold” e il rapporto di compressione (ratio).

La soglia è in genere un valore fisso in dB FS (decibel full-scale).

Fintanto che l’inviluppo sta al di sotto della soglia il compressore non interviene e lascia passare l’audio inalterato.
Quando invece l’inviluppo oltrepassa la soglia, il compressore applica una riduzione di volume proporzionale alla differenza tra l’inviluppo e la soglia.

Il parametro ratio ci permette di decidere quanta riduzione di guadagno applicare.
più alto il rapporto, maggiore la compressione.

Ad esempio se il rapporto è uguale a 1, la riduzione di guadagno è nulla e quindi la traccia rimane completamente inalterata.
Se invece il rapporto di compressione è al massimo, cioè a infinito, la compressione sarà esattamente uguale alla differenza tra inviluppo e soglia.

Valori intermedi come il 2 o il 4 ovviamente danno risultati intermedi.

Altri due parametri che permettono di modificare il comportamento del compressore sono l’attacco e il rilascio.
L’attacco stabilisce un tempo di ritardo per l’innesco della riduzione di guadagno mentre il rilascio stabilisce un tempo di ritardo per il disinnesco della riduzione di guadagno, quindi, tendenzialmente, valori più alti di questi due parametri tendono a rallentare e in un certo senso ammorbidire l’azione del compressore.

Possiamo infine trovare nei plugin più dettagliati, come ad esempio ReaComp, alcuni parametri che permettono di modificare l’inviluppo del segnale.

ReaComp

Ad esempio “rms size” indica la finestra di tempo su cui viene calcolata la media quadratica del segnale, quindi, più alto il suo valore, più l’inviluppo sarà continuo e liscio e di conseguenza il compressore ignorerà i picchi improvvisi.

Ci sono poi due filtri (low-pass filter e hi-pass filter) che permettono al compressore di ignorare le frequenze più alte e le frequenze più basse.

Come si usa il compressore?

Nel 90% dei casi hai bisogno di ciò che io chiamo “compressione semplice” cioè l’attenuazione dei picchi più forti in modo da bilanciare la dinamica di una traccia.

ti consiglio di seguire questa procedura:

  1. Parti da un preset apposito per lo strumento che stai comprimendo. oppure semplicemente dai parametri di default.
  2. Imposta la ratio, 1.5 per una compressione leggera, 2 per una compressione media, 4 per una compressione forte oppure infinito per la compressione massima possibile.
  3. Imposta la soglia in modo che la riduzione massima stia sui 3 o 4 dB, questo ti garantirà di avere una buona trasparenza nella compressione.
  4. Eventualmente aggiusta attacco e rilascio.
    Accorcia il valore di attacco se vuoi comprimere e ammorbidire i picchi oppure allungalo se vuoi lasciarli passare inalterati.
    Allunga il valore di rilascio se vuoi un recupero lento del volume dopo la compressione oppure accorcia il valore di rilascio se vuoi che la coda del suono venga gonfiata subito dopo la compressione.

Spesso sul gruppo della batteria si applica invece la cosiddetta “compressione parallela“.

La compressione parallela non è altro che la miscela tra il segnale pulito e lo stesso segnale fortemente compresso.
Questo serve a mantenere inalterato ciò che suona forte e gonfiare solo ciò che suona piano.

Infine, quando si vogliono creare degli effetti particolari, soprattutto nella musica elettronica, si può ricorrere alla “compressione side-chain“.
La compressione side-chain consiste nel comprimere un segnale, ad esempio un basso elettronico, in relazione al contenuto di un altro segnale come ad esempio la grancassa.

Per fare questo bisogna impostare il detector input del compressore sull’ingresso ausiliario e fare una mandata dalla cassa all’ingresso ausiliario del basso.
Impostiamo a piacere i parametri del compressore e avremo il basso che calerà di volume in corrispondenza dei colpi di cassa.

Ecco il video dove troverai diversi esempi pratici.

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Basso elettrico e Registrazione [vchr014]

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Sono quasi 10 anni che suono il basso elettrico e ricordo come se fosse ieri i miei primi passi…
Ricordo l’acquisto del mio primo basso, ricordo le prove col mio primo gruppo di compagni del liceo e la prima volta che ho provato a registrare collegando il mio Precision nell’ingresso audio del vecchio iMac di mio padre.

In tutti questi anni ho avuto modo di leggere diversi libri, articoli ed esperienze relative alla registrazione del basso.
C’é chi usa delle DI e dei preamplificatori particolari, c’é chi invece chi usa ricercati abbinamenti di testata, cassa, microfono e preamplificatore e c’é chi addirittura decide di microfonare le corde!

Sono tutte cose molto importanti e molto interessanti, ma mi accorgo purtroppo che in questo oceano di informazioni, spesso si perdono per strada alcuni fattori di primaria importanza e si presta eccessiva attenzione alle finezze.

Perciò ho deciso di realizzare questo video in cui ti elenco quelli che, secondo me, sono i piú importanti fattori di cui preoccuparsi quando si registra una traccia di basso elettrico in studio.

Nel mondo della registrazione audio (e non solo) si dice spesso “garbage in, garbage out” ovvero “spazzatura in ingresso, spazzatura in uscita”.
Questo é il motivo per cui ritengo sia molto importante curare il segnale soprattutto alla sorgente, cioé le tue dita e il tuo strumento.
A seguire ci si può occupare del sistema di registrazione.

La Tecnica usata per suonare il basso.

Finger picking, plettro, slap, tapping, ecc… sin dagli anni 50 tantissimi artisti si sbizzarriscono ad inventare e diffondere tecniche nuove, ciascuna con le sue peculiarità e il proprio timbro distintivo.
La tecnica è la prima cosa di cui ti devi preoccupare quando registri in studio.

Corde.

Non dimenticarti mai che il suono del basso è generato dalle corde, quindi è importantissimo capire se cerchi un tono brillante e ricco oppure un tono più ciccione e scuro.
Nel primo caso, corde nuove, nel secondo caso, corde vecchie.

Pickup.

Il primo dispositivo che cattura il suono generato dalle corde è il pick-up.
esattamente come per i microfoni, la sua tipologia e il suo posizionamento modificano drasticamente il suono del tuo basso.
Nel video trovi diversi esempi.

Sistema di registrazione.

L’ultima cosa a cui pensare, come dicevo, è il sistema di registrazione.
Nel dubbio, ti consiglio di andare in presa diretta su ingresso ad alta impedenza per catturare nella maniera più pulita possibile ciò che esce dal tuo basso.
In seguito potrai valutare se far passare il segnale da un amplificatore e/o da particolari effetti usando un plugin oppure strumenti reali.

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Campionatore: Kontakt, ReaSamplomatic5000 e Hephaestus Sounds [vchr013]

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Con questo video, realizzato grazie alla collaborazione di Francesco Massa, voglio darti esempio di come sia possibile al giorno d’oggi, sfruttando un campionatore, comporre ricche colonne sonore anche senza disporre di strumenti reali.

Esistono in commercio tantissimi campionatori software e si potrebbe scrivere un libro intero su ciascuno di essi, però io ho deciso di mostrartene 2, uno abbastanza basilare, cioè ReaSamplomatic5000, e uno molto complesso e articolato, cioè Kontakt della Native Instruments.

I campionatori sono strumenti di sintesi sonora che permettono di trasformare una traccia midi nella traccia audio di uno strumento vero.
Questo risultato viene ottenuto assemblando, uno dopo l’altro, diversi campioni presi dallo strumento vero.

In un certo senso la traccia midi è uno spartito, mentre il campionatore è un musicista perfetto esecutore.

Ma può veramente un campionatore sostituire il musicista e lo strumento?

Dipende…
Dipende da come è fatta la traccia midi.
Dipende da come è programmato il campionatore.
Dipende che strumento vogliamo replicare.
Dipende da quanta fedeltà è necessaria nella riproduzione.

Ho seguito Francesco per diversi anni nei suoi progetti e mi ha fatto conoscere molte cose interessanti su Kontakt e sui campionatori in generale.

A mio avviso alcuni strumenti, come la batteria, si prestano molto bene al campionamento perché hanno dinamiche relativamente semplici e ripetitive, mentre altri strumenti ricchi di tecniche diverse, sono difficilissimi o talvolta impossibili da replicare fedelmente.
Uno di questi strumenti è la chitarra elettrica.
Finché si tratta di arpeggi, si possono ottenere risultati estremamente fedeli, ma quando si tratta di riprodurre una pennata, le dinamiche sono molto complesse e difficili da riprodurre.

Secondo me è ancora più importante capire se si ha realmente bisogno di un campionatore fedele.

Mi serve una riproduzione perfetta di un quartetto d’archi?
Oppure mi basta avere un bel “tappeto” con un suono caldo e ricco senza la pretesa di imitare per forza il quartetto?

Valuta bene la tua scelta, ma sono dell’idea che nel 95% dei casi, la seconda sia comunque una soluzione molto elegante.

Ti posso dire però con assoluta certezza che Francesco è davvero in gamba e mette molta passione nel suo progetto Hephaestus Sounds che offre campioni di qualità molto elevata.
Ti consiglio perciò di andare a darci un’occhiata sul suo sito ufficiale.

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mp3, il formato preferito del web [vchr012]

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Vuoi diffondere le tue canzoni su portali web come SoundCloud, Youtube, iTunes Store, Google Play oppure Spotify?
In questi posti può girare solo audio compresso ed è quindi importante conoscere bene la materia.

Mp3, cos’è?

Tra gli algoritmi di compressione dell’audio, ne esistono alcuni di tipo lossy e alcuni di tipo lossless.
Stiamo parlando di compressione dati, ovvero ciò che serve ad alleggerire il peso in megabyte dei nostri file audio per rendere più facile il trasferimento attraverso la rete.

Un algoritmo lossless renderà il nostro file audio più leggero senza farci perdere alcuna informazione, mentre gli algoritmi lossy (come l’mp3) preferiranno eliminare qualche informazione per ottenere una compressione maggiore.

Se a orecchio non è possibile distinguere il file mp3 dal file originale non compresso, significa che sono state eliminate solo informazioni superflue e quindi la compressione è stata fatta correttamente.

Purtroppo questo non sempre accade perchè la compressione viene spesso eseguita con dei parametri troppo spinti e l’audio risulta molto rovinato.

È possibile ottenere mp3 perfetti con alcuni semplici accorgimenti!

Vediamo come preparare Reaper per esportare files mp3 pronti per essere caricati sul web.

Nella finestra di rendering, dobbiamo scegliere il formato di output, mp3, tuttavia se lanciamo il render, ci uscirà un messaggio di errore.

mp3 render reaper

La libreria LAME non è presente nativamente dentro Reaper“, quindi, seguiamo semplicemente le istruzioni presentate dal messaggio (tutorial completo nel video).

Questa operazione va fatta solo la prima volta che si esporta un mp3.

Quali sono i settaggi migliori per il render mp3?

L’opzione “maximum quality” ti garantirà la qualità migliore ed esporterà a bitrate costante e pari a 320 kbps.
tuttavia se hai particolare necessità di alleggerire il file, puoi impostare “CBR” e 192 kbps che a mio avviso è il valore più basso che permette di lasciare la compressione abbastanza trasparente.

Purtroppo però girano in rete molti programmi di conversione audio che sono preimpostati di default a 128 kbps.

Secondo me, questo è il motivo per cui molti utenti di youtube, spesso si lamentano della qualità audio.
se fai una ricerca però potrai notare che youtube è in grado di gestire anche audio di qualità superiore e i videomaker più attenti questo lo sanno bene ed infatti i loro canali non hanno l’audio sporcato da una cattiva compressione.

Purtroppo però ci sono dei portali che non gestiscono audio a risoluzione superiore a 128 kbps.
Uno di questi è Soundcloud.

Un problema frequente…

A volte capita che se nella traccia ci sono dei suoni di tipo impulsivo preceduti da silenzio totale, il suono impulsivo risulterà fortemente distorto dalla compressione mp3.

mp3 suoni impulsivi

La soluzione a questo problema consiste nell’impedire che possa esserci silenzio totale durante la traccia inserendo un leggerissimo e inudibile rumore di dithering come ultima operazione, per esempio inserendo il plugin “JS: Utility/dither_psycho” (oppure la sua versione VST Psycho Dither) come ultimo effetto sul master.

Video:

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Chitarra Acustica e Registrazione [vchr011]

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Chitarra acustica vchr011

In questa puntata del mio video corso di home recording ho deciso di mostrarti alcune semplici tecniche per ottenere un’ottimo sound sulla tua chitarra acustica.

La chitarra acustica non richiede strumentazione raffinata.

Anche con un budget limitato si possono ottenere grandi risultati, tutti i sample che puoi ascoltare nel mio video, sono realizzati utilizzando una coppia di microfoni Samson C02  collegati direttamente ad una Alesis iO4.

100€ di microfoni, 130€ di scheda audio e un computer, niente di più.

Si può registrare con la videocamera?

La possibilità c’è, ma non è una buona idea per 2 motivi:

  1. L’inquadratura ti costringe a tenere la videocamera lontana dalla chitarra acustica.
  2. Nessun controllo sul guadagno del microfono.

Il primo ti inserisce molto rumore nella registrazione, mentre il secondo ti manda in distorsione il poco segnale buono che rimane.

La configurazione dei microfoni decide tutto.

Esistono infiniti metodi per registrare la chitarra acustica, io qui ho riportato le 4 che preferisco.

Non sono un fan della linea diretta e non è un caso che la mia chitarra acustica da studio sia priva di pickup, infatti non lo userei mai per la registrazione, o meglio, la userei solo come “arricchimento” di un microfono a condensatore che mi da la grossa parte del suono, ma siccome sono anche un fan delle cose semplici, preferisco quasi sempre utilizzare solo microfoni.

Quindi, nel video ho utilizzato 4 configurazioni microfoniche, 2 mono e 2 stereo.

1. Un microfono di fronte alla chitarra acustica.

rec chitarra acustica in monoIl metodo che va per la maggiore, consiste nel piazzare un microfono a condensatore davanti alla chitarra, non troppo vicino, altrimenti il suono risulterebbe troppo scuro, ma a una o due spanne di distanza facendolo puntare più o meno verso la buca o verso l’attaccatura del manico.

2. Un microfono sopra la spalla del chitarrista.

rec chitarra acustica mono 2

Un’altra posizione interessante per il microfono è sopra la spalla.
qui il microfono riprenderà più o meno ciò che sente il chitarrista.

3. Due microfoni, XY, di fronte alla chitarra acustica.

microfoni in stereo xy

Esistono poi alcune configurazioni che prevedono l’utilizzo di due microfoni in stereo, cioè uno pannato a destra e uno pannato a sinistra.
Ad esempio possiamo piazzare i microfoni in configurazione xy, quindi a formare una croce dalla parte delle capsule.
la distanza è sempre di circa una o due spanne dalla chitarra.

4. Due microfoni, ORTF, di fronte alla chitarra acustica.

configurazione ORTF

La stessa posizione, ma con una disposizione ORTF ci darà un’immagine stereo della chitarra più aperta.

5. …E la configurazione spaced pair?

Se ricordi, nella puntata del mese scorso riguardante la registrazione del pianoforte a coda, utilizzavo una terza configurazione stereo chiamata “spaced pair”.

Preferisco non utilizzare questa tecnica sulla registrazione della chitarra in quanto nella pratica mi sono sempre ritrovato con sfasamenti troppo forti tra i due microfoni e quindi con un “immagine sfuocata”.

Nulla di impossibile da correggere nel mix, ma disponendo di altre 4 ottime tecniche, non c’è motivo di complicarsi la vita.

Ecco il video completo:

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Pianoforte a coda e Registrazione [vchr009]

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Pianoforte a coda vchr009

Questa è la prima collaborazione che introduco nel mio canale YouYube:

Per l’occasione sono andato a far visita al mio amico Andrea Carri, pianista e compositore per cui lavoro dal 2010 e insieme abbiamo registrato un brano al pianoforte a coda e realizzato 2 video, uno per il mio video corso e uno per il suo canale.

Per registrare ho utilizzato fondamentalmente 3 cose: una scheda audio qualsiasi (con almeno due ingressi microfonici), 2 microfoni economici (Behringer c2) e un vecchio computer portatile.

Per prima cosa mi sono preparato una postazione comoda con un supporto per il computer e delle prese di corrente, dopodichè ho posizionato i microfoni all’interno del pianoforte e ho provato diverse configurazioni.

Alcune configurazioni erano MONO, cioè un singolo microfono dentro al pianoforte.

La prima prova è stata effettuata piazzando il microfono più o meno sopra il centro della tavola armonica a circa 40 o 50 cm di distanza dalla tavola e rivolto con la capsula verso il basso.
questa configurazione rende il suono del pianoforte pieno e rotondo.

pianoforte mono mic 1

Nella seconda prova, ho provato a tirar fuori qualche particolare in più, specialmente le percussioni dei martelletti, perciò ho rivolto e avvicinato il microfono ai martelletti.

pianoforte mono mic 2

A mio avviso, queste due riprese hanno dimostrato che avere un solo microfono non ti impedisce di ottenere un bel suono di pianoforte e non ti limita neanche troppo nella “gamma di suoni” che puoi ottenere, soprattutto se consideri che puoi eventualmente aggiungere in post produzione equalizzazione e riverbero.

Tuttavia, se hai la possibilità di registrare con due microfoni credo sia il caso di sfruttarla, perché una ripresa stereofonica del pianoforte garantisce molto probabilmente una maggiore naturalezza.

Vediamo quindi alcune configurazioni STEREO.

Con un paio di microfoni a condensatore cardiodi o supercardioidi, le configurazioni più utilizzate in generale sono 3 e prendono il nome dalla posizione relativa che i due microfoni assumono:
Si dice “spaced pair” quando i 2 microfoni sono distanziati e paralleli tra di loro, un microfono registra il canale left, mentre l’altro microfono registra il canale right.
tipicamente il microfono left si posiziona sopra il centro delle corde basse del pianoforte, mentre il microfono right si posiziona sopra il centro delle corde alte.
Entrambi rivolti verso il basso.

pianoforte stereo mic 1

Un’altra tecnica molto utilizzata, si chiama “ortf“.
I microfoni sono incrociati tra di loro in modo da formare una croce dalla parte dei connettori cannon.
in genere vengono posizionati al centro della tavola armonica del pianoforte, inclinati, con una capsula che punta al centro delle corde basse e una capsula che punta al centro delle corde alte.
Come nella configurazione spaced pair, per ottenere la stereofonia, è necessario pannare un microfono completamente a sinistra e l’altro completamente a destra.

pianoforte stereo mic 2

L’ultima tecnica  si chiama “xy“.
I microfoni sono sempre vicini e incrociati tra di loro, ma stavolta a formare una croce dalla parte delle capsule.
Potremmo ancora una volta posizionare i microfoni dentro la cassa armonica del pianoforte, tuttavia, spesso è impossibile per problemi di spazio.
Quindi potremmo si, aprire completamente il pianoforte per risolvere il problema, ma questo cambierebbe il suono, perciò, spesso, con la tecnica xy si microfona la zona dei martelletti posizionando la coppia sopra il centro della martelliera con un microfono rivolto verso i martelli delle corde basse e un microfono rivolto verso i martelli delle corde alte.

pianoforte stereo mic 3

Come puoi sentire dagli esempi nel video, ogni configurazione ha le sue peculiarità e in un certo senso reinterpreta a suo modo il sound del pianoforte, perciò il mio consiglio finale è di investire un po’ di tempo per ascoltare, sperimentare e scegliere la configurazione che ti da il suono di pianoforte che preferisci.

Ecco il video completo della puntata.

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