Reaper Tutorial, registrazione multitraccia [vchr008]

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reaper tutorial vchr008

Come funziona Reaper?

Mi piace lasciare spazio alle domande dei miei ascoltatori, siete ancora in pochi, ma siete attivi 😀 ecco una delle e-mail che ho ricevuto:

Ciao Rob!
Potresti far vedere in un video una overview di Reaper?
magari spiegando come fare per registrare in multitraccia, impostando i vari canali ed i nomi delle tracce e creare un preset in modo da non dover rifare ogni volta le stesse cose.
Poi mi piacerebbe sapere come si fa, per esempio, quando registri la voce, a far sentire il cantato precedente come base per poi partire in seguito a cantare, senza cancellare quello che c’è prima… Io creo sempre una traccia in più dove registrare le parti nuove e mi sento un troglodita per questo.

-Stefano

La domanda capita a fagiolo, perchè nella puntata precedente abbiamo visto come registrare con metodi “old-school” utilizzando un registratore digitale multitraccia, oggi quindi possiamo vedere per confronto un approccio moderno alla registrazione audio.
Questo tutorial dovrebbe mostrarti le principali funzioni di Reaper e farti capire le basi per cominciare a registrare.

Per chi ancora non lo ha scaricato dal sito ufficiale, ricordo che la versione di valutazione che si scarica dal sito ufficiale non ha scadenza e contiene il software completo.
L’unica limitazione di questa versione è il “nag screen” che deve obbligatoriamente rimanere aperto per 5 secondi ogni volta che Reaper viene avviato.
Nulla di più.
I ragazzi di Cockos si fidano di te:
Se lo usi abitualmente per home recording, per favore, compra una licenza da 60$ (48 euro).
Se lo usi a livello professionale, per favore, compra una licenza da 225$ (178 euro).

Reaper ci presenta tipicamente un interfaccia grafica divisa in due pannelli di controllo, quello delle tracce (Track Control Panel) e quello del mixer (Mixer Control Panel).

reaper tcp mcp

Nell’uso di questi software, io trovo che sia importantissimo impararsi a memoria le scorciatoie da tastiera perchè rendono tutto più veloce ed efficiente.
Premendo Ctrl+T possiamo creare una nuova traccia che vedremo immediatamente apparire sia nel Track Control Panel che Mixer Control Panel.
premendo più volte Ctrl+T possiamo creare tutte le tracce di cui abbiamo bisogno.
di default, il Mixer Control Panel mostra la traccia “Master”, cioè la traccia in cui convogliano e vengono sommate tutte le nostre tracce.
se vogliamo vedere la traccia master anche nella Track Control Panel premiamo Ctrl+Alt+M, se vogliamo nasconderla, premiamo ancora Ctrl+Alt+M.
diamo ora un po’ di nomi alle tracce cliccando due volte nello spazio che sta tra il tasto rosso e il tasto I/O, scriviamo il nome e premiamo invio.
E’ possibile decidere traccia per traccia cosa visualizzare nella TCP o nella MCP.
Premiamo Ctrl+Shift+M, questo rivelerà il Track Manager che con una semplice tabella ci permette di scegliere quali tracce vedere o nascondere nella TCP e quali tracce vedere o nascondere nella MCP cliccando sugli appositi pallini.

A titolo di esempio si può collegare una drum machine a 4 uscite in una scheda audio con 4 ingressi.

drum machine to reaper

Se volessi registrare tutte e 4 le tracce contemporaneamente, potrei impostare gli ingressi di ogni singola traccia una alla volta, ma la cosa potrebbe diventare lunga se comincio a doverlo fare per 8, 16 o più tracce, quindi ti voglio svelare un trucchetto per velocizzare il tutto:
Se hai nominato le tracce con lo stesso ordine con cui hai cablato gli ingressi puoi premere Alt+R per aprire la cosiddetta “routing matrix” e staccala dalla finestra principale cliccando col destro su uno spazio vuoto e togliendo la spunta a “dock matrix in docker”, ingrandiscila a sufficienza e giocando alla battaglia navale, trova l’incrocio dove il tuo primo ingresso combacia con la tua prima traccia e se ancora non è presente il pallino rosso, cliccaci sopra, facendo questo hai assegnato il primo ingresso della tua scheda audio alla tua prima traccia di Reaper.
Fai la stessa cosa per l’ultimo ingresso con l’ultima traccia e quindi seleziona tutte le caselle che stanno sulla diagonale di congiunzione per impostare anche tutti gli altri ingressi in un colpo solo.
Fatto questo, chiudi la routing matrix, seleziona tutte le tracce cliccando sulla prima e poi, tenendo premuto shift, cliccando sull’ultima, dopodichè, arma una qualsiasi delle tracce selezionate per armarle tutte in un colpo solo e ora sei pronto per registrare tutto premendo Ctrl+R.

reaper routing matrix

Se vuoi, hai eventualmente la possibilità di salvare questo progetto come template di partenza per tanti altri progetti.

Come si fa in Reaper, quando registri la voce, a far sentire il cantato precedente come base per poi partire in seguito a cantare, senza cancellare quello che c’è prima?

Tutto questo si riassume in un termine: Auto-punch!
Ogni riferimento a Bruce Lee è puramente casuale. 😀

reaper bruce lee

l’auto-punch, in Reaper, funziona così:
Innanzitutto clicca col destro in basso a sinistra sul tasto rosso e seleziona “Record mode: Time Selection auto-punch”.
Dopodichè, seleziona il pezzo che vuoi registrare cliccando col sinistro su un punto vuoto e trascinando in orizzontale.
Ora arma la traccia su cui vuoi registrare e prosegui la registrazione.

Non ti preoccupare se ti accorgi tardi di aver sbagliato la selezione, perchè anche se vedi la ripresa tagliata, Reaper ha comunque salvato tutto quanto e puoi tranquillamente espandere la traccia per recuperare tutto ciò che ti serve.

reaper takes

Inoltre, se ti capita di sovrascrivere un pezzo, Reaper terrà comunque salvato tutto e lo organizzerà in “takes” cioè in varie riprese da cui potrai scegliere quella che preferisci.
Quindi, quando scrivi diverse takes una sopra l’altra, non suoneranno insieme ma suonerà solo quella selezionata, cioè quella più chiara.

Questa cosa può essere sfruttata anche se vuoi fare due o più riprese dello stesso pezzo per poi scegliere la ripresa migliore punto per punto.

Ecco il video, Buona Visione!

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Zoom R16 e Zoom R24, come registrare e mixare senza un computer [vchr007]

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zoom r16 r24 vchr007

In questa puntata del mio videocorso, ho deciso, a seguito della richiesta di un mio ascoltatore, di realizzare un video per mostrare le funzioni di base dello Zoom R24 in modalità standalone.

Perchè mai hai deciso di accontentare questa richiesta così specifica?
Io non ho nè lo Zoom R16 nè lo Zoom R24, cosa me ne faccio di questa puntata?

Questo è ciò che in molti si chiederanno e non gli si potrà certo dare torto, infatti questa puntata è veramente molto specifica e non serve a molto a chi non possiede una di queste unità oppure attrezzi simili come il Boss br800 o il più fornito Tascam dp-24.
Io stesso non ho comprato uno Zoom R24 per utilizzarlo completamente in modalità standalone.
Lo utilizzo piuttosto come scheda audio per il computer, oppure per registrare le prove al volo e quando arrivo a casa trasferisco poi comunque tutto sul computer per mixarlo con Reaper.

Prima di tutto ho fatto questo video perchè ne ho ricevuto richiesta e come ho detto fin da subito, vorrei che il corso evolvesse col feedback degli utenti, perciò ogni volta che posso, rispondo alle domande che ricevo.

Tuttavia lo scopo più interessante di questo video è fornire un esempio concreto di come si può registrare un intero brano senza utilizzare un computer.

Oggigiorno, quando si parla di registrazione audio, si da sempre per scontato che la cosa avvenga con l’ausilio del computer.
Prova a pensarci un attimo: qual’è il prodotto di tutto il processo di registrazione?
Oltre ad un sacco di divertimento, ci aspettiamo che da questa attività esca un file audio pronto per essere diffuso tramite il web o per essere messo su cd, in modo che il nostro pubblico possa ascoltare.
Nessuno ormai ascolta più le audio-cassette e gli appassionati che ascoltano musica su vinile sono purtroppo in forte minoranza.

Registrare senza il computer impone grossi limiti, soprattutto sull’editing, sul numero di effetti, sul numero di tracce, ma anche solo in piccole cose come la ricerca di un determinato pezzo della canzone senza l’ausilio grafico delle forme d’onda.
Un tempo, la musica si faceva più o meno così e nonostante tutti questi limiti, usciva della magnifica musica.
Se una ripresa veniva male, non esisteva la frase “lo aggiustiamo dopo al computer”, piuttosto si cercava di ottenere fin da subito una buona ripresa.

Ciò che mi piacerebbe lasciar leggere tra le righe di questo articolo è che quando si parla di attività creative come comporre, registrare, mixare, suonare o cantare, avere dei limiti tecnologici non significa necessariamente imporre dei limiti alla propria arte, ma piuttosto stimolare la propria crescita artistica.

Detto questo, fra 2 settimane vedremo invece l’approccio moderno alla registrazione con un tutorial su Reaper.

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Latenza e monitoring: strategie per ottenere un ottimo ascolto in spia [vchr005]

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Latenza e Monitoring vchr005

Nella puntata di oggi del video corso di home recording ti parlo di un problema abbastanza sottovalutato e su cui spesso vedo qualche difficoltà.

Quando stai suonando o cantando sopra una base o sopra un metronomo,
per ottenere un buon risultato devi ovviamente sentire in cuffia la base, ma anche ciò che stai suonando.
Per fare questo esistono diverse soluzioni.
vediamole insieme!

Ciò di cui abbiamo bisogno è un cosiddetto sistema di monitoring detto anche in gergo spia. ovvero qualcosa che ci faccia sentire, insieme alla base, quello che stiamo cantando o suonando nello stesso istante in cui lo facciamo.

Esistono sistemi software e sistemi hardware, ma in generale, è preferibile scegliere una soluzione via hardware.

Vediamo innanzitutto cos’è il software monitoring.

Molti software mettono a disposizione il monitoring di ogni traccia.
Questa soluzione è molto utilizzata perchè è molto immediata, ma, ciò che accade quando questo è innescato è che il tuo computer acquisisce ciò che stai suonando dalla scheda audio, lo elabora con tutti gli effetti che hai messo su questa traccia e il prima possibile te lo rimanda in uscita alle tue cuffie.

Latenza software monitoring 1
Esiste un problema di fondo in tutto questo.

Il computer impiega del tempo per acquisire il segnale in ingresso e impiega altro tempo per elaborarlo e mandarlo in uscita.
questo tempo di elaborazione è chiamato “latenza” e di fatto si traduce in un ritardo:
ciò che stai suonando lo risentirai non immediatamente, ma fra qualche istante.
in genere se la latenza supera i 10 millisecondi la cosa diventa alquanto fastidiosa e suonare in queste condizioni diventa quasi impossibile (dipende da quanto è alta la latenza).

la soluzione più immediata potrebbe essere quella di abbassare la latenza, abbassando il buffer size della scheda audio ma questo comporta almeno 2 tipi di problemi:
1- si rischia di rovinare la registrazione perchè il computer fa fatica a lavorare a bassa latenza
2- il riascolto è comunque in ritardo e non è ottimale e a volte non si riesce neanche a raggiungere valori di ritardo accettabili

quindi, se possibile, è meglio evitare questa soluzione.

Cos’è invece l’hardware monitoring? Perchè mai dovrebbe essere una soluzione migliore?

La soluzione hardware è migliore perchè ci permette invece di avere la botte piena e la moglie ubriaca ed è concettualmente semplice:
Lasciamo che il computer registri senza fatica ad alta latenza e preleviamo il segnale da mandare in spia prima che questo sia convertito in digitale, ovvero quando ancora è un segnale elettrico analogico.

Latenza hardware monitoring 1

Le schede audio più economiche in genere mettono a disposizione una rotellina che permette di miscelare i segnali in ingresso con ciò che arriva dal computer.
Un problema in cui ci si ritrova spesso è che, anche col volume delle cuffie al massimo, non riesci a sentirti ad un volume adeguato.
Se ti trovi in questa situazione, NON alzare il guadagno del microfono in quanto potresti distorcere la registrazione, ma invece
1-abbassa il volume della base (magari abbassando il master della tua daw)
2-se ottieni una miscela corretta ma i volumi in cuffia sono bassi, utilizza un amplificatore da cuffie come il Behringer HA8000 o un piccolo mixer con uscita cuffie per amplificare il segnale di uscita della scheda audio e di volume in cuffia ne avrai in abbondanza.

Alcune schede audio di fascia alta hanno addirittura dei software che permettono di controllare il mixaggio in cuffia e aggiungere vari effetti.
Sto parlando ad esempio di Motu Cuemixfx, di Focusrite Mixcontrol e di RME Totalmix.
Questi software non elaborano audio ma gestiscono i controlli di un mixer digitale “invisibile” integrato nella scheda audio dedicato apposta per questa funzione.
Anche se puoi vedere questo mixer sul tuo computer, i segnali non stanno passando dal computer e quindi vengono elaborati a bassissima latenza indipendentemente da come lavora il computer.

Se la tua scheda audio non ha nessuna di queste funzionalità, puoi sempre utilizzare un secondo microfono e un mixer con uscita cuffie per avere l’ascolto in cuffia completamente indipendente dalla registrazione.

alternativa monitoring senza latenza

Se durante la registrazione utilizzi dei sintetizzatori virtuali oppure un software di emulazione amplificatori come Guitar Rig o Amplitube, consiglio sempre di valutare ancora la possibilità di monitoring hardware integrando un vero amplificatore da chitarra o una tastiera con un suo modulo sonoro da utilizzare solo per il monitoring mentre si registra il segnale diretto della chitarra o il midi.
Se non si ottengono soluzioni soddisfacenti, l’unica è tornare al software monitoring e disporre di un computer recente e potente ma soprattutto di una scheda audio con ottimi driver che ci permettano di lavorare a bassa latenza in maniera adeguata.

Compensazione della latenza.

Lavorare a latenza alta, come ti ho appena suggerito, ti fa ritardare l’arrivo del segnale e quindi anche se suoni come un metronomo, ti ritroverai sempre con dei colpi fuori dalla griglia.

colpi fuori per colpa della latenza

Normalmente esiste una compensazione automatica della latenza che rimette in pari i file registrati usando dei valori di latenza calcolati dal driver della scheda audio, ma questo non fornisce mai valori precisi.
Se, come me, non ti piace farti domande del tipo

“ma sono io che suono fuori tempo oppure è il software che è ritardato?”

Ti consiglio di perdere 2 minuti per fare una misura e tarare il tuo sistema una volta per tutte.
Nel video qui sotto, al minuto 4:50 ti mostro tutta la procedura da effettuare con Reaper, passo a passo.
Sugli altri software la procedura è comunque molto simile.

Ricorda che se in futuro modifichi il valore del buffer, o cambi la scheda audio o cambi il computer, il valore impostato non andrà più bene e dovrai quindi ripetere tutta la procedura.

Ecco il video completo:

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Cavi audio ed errori comuni nelle connessioni [vchr004]

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Cavi e connettori audio vchr004

Prima di andare avanti con il corso di home recording, penso sia utile per tutti spendere due parole sull’argomento cavi, perciò ho realizzato il seguente video:

Un cavo audio è composto da 3 pezzi: due estremità chiamate connettori e una parte centrale flessibile che è il cavo vero e proprio.

Composizione cavi

Esistono due macrofamiglie di cavi: cavi di potenza e cavi di segnale.

Famiglie di cavi

I cavi di potenza sono semplicemente uno o più fili di rame avvolti in una guaina e sono tipicamente spessi perchè devono far circolare tanta corrente dall’uscita di un amplificatore ad una cassa passiva.
Invece, i cavi di segnale per l’audio sono tipicamente “coassiali”, questo significa che uno dei conduttori di rame è intrecciato in modo da formare una gabbia che scherma il segnale dalle interferenze che potrebbe raccogliere attraversando il cavo.
La gabbia normalmente trasporta il segnale di massa, Cioè lo zero di riferimento per tutti i segnali.

Esistono quindi cavi con due o tre conduttori, cioè 1 o 2 fili più la schermatura.
un cavo con 2 fili si dice “stereo” o più propriamente “bilanciato” proprio perchè mi permette di trasferire o un segnale stereo (cioè due segnali in un sigolo cavo) o un segnale bilanciato (cioè un segnale che viaggia insieme alla sua copia negativa).

Cavi bilanciati

A cosa servono i cavi bilanciati?

Cioè, che senso ha trasferire un segnale su un filo e la sua copia negativa su un altro filo?
Questo è un altro metodo molto efficace per eliminare i disturbi che il segnale può prelevare lungo il cavo, infatti, è molto probabile che le interferenze pescate da due fili dello stesso cavo siano uguali.
Un dispositivo che riceve un segnale bilanciato, prende il negativo del segnale e lo inverte, ottenendo quindi una copia esatta del segnale positivo ma con i disturbi invertiti.
In questo modo poi, sommando i 2 segnali, i disturbi si cancelleranno a vicenda mentre il segnale originale sarà raddoppiato, cioè aumentato di 6dB.

Se invece, oltre alla schermatura, ho solo 1 filo, posso trasferire un solo segnale detto quindi “mono” oppure “sbilanciato”.

E’ possibile vedere l’interno dei cavi e quindi riconoscerlo senza doverli aprire?

Ovviamente no, però, se il cavo è fatto bene, lo si può riconoscere dai suoi connettori e con un tester posso eventualmente accertarmi che il cavo non sia danneggiato.

I connettori con cui abbiamo più spesso a che fare sono:
Cannon o Xlr (connettori con tre conduttori utilizzati principalmente dai microfoni).
Jack stereo da 1/4″ (equivalenti dei cannon, ma talvolta utilizzati anche portare segnali stereo).
Jack stereo da 1/8″ (versione ridotta dei jack stereo da 1/4″ e tipicamente portano segnali stereo).
Jack mono (che tutti ben conosciamo e usiamo con la chitarra e il basso).
Rca (equivalenti dei jack mono, ma utilizzati soprattutto nelle console da dj e negli impianti audio hi fi).

Jack mono ed rca permettono di fare solo connessioni sbilanciate, mentre con tutti gli altri è possibile realizzare connessioni bilanciate oppure connessioni sbilanciate doppie, cioè stereo.

Ecco alcuni errori da evitare ma che purtroppo vedo spesso capitare.
Un segnale stereo in un ingresso bilanciato (conseguenza: cancellazione di gran parte del segnale).
Un segnale bilanciato in un ingresso stereo (conseguenza: effetto “suono disperso e non centrato”).
Un microfono a condensatore in un ingresso mono (conseguenza: il microfono non funziona).

Nel video puoi anche vedere come si utilizza il tester per cavi audio behringer CT100.

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Microfoni da Studio. come sceglierli e come utilizzarli al meglio [vchr003]

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Microfoni da studio vchr003

Come ti ho detto nel video introduttivo di qualche settimana fa, l’elettronica ha fatto passi da giganti negli ultimi decenni e ciò ha dato a tutti, negli ultimi anni, la possibilità di registrare in casa con la stessa pulizia e definizione che anche solo fino a 10 o 20 anni fa era impensabile, al di fuori di uno studio di registrazione ben attrezzato.

Oggi ti parlo dei microfoni, oggetti relativamente semplici, infatti, dalla prima meta’ del ‘900 ad oggi poco e’ cambiato (concettualmente) nel loro principio di funzionamento.
Tuttavia, i microfoni da registrazione per eccellenza, cioè i microfoni a condensatore, sono sempre stati oggetti decisamente costosi.

In questa puntata ti mostrerò che oggigiorno, chiunque può acquistare ottimi microfoni ad un prezzo molto accessibile e trasformare la propria camera da letto, garage o salotto in uno studio di registrazione in grado di sfornare pezzi da top ten!

Classificazione dei microfoni secondo la tecnologia

Esistono fondamentalmente 3 tipi di microfoni utilizzati in studio di registrazione

  • Microfoni dinamici
  • Microfoni a condensatore
  • Microfoni a nastro

Questi ultimi si utilizzano solo in particolari contesti, quindi, soprattutto se ancora non conosci bene le altre due tipologie, ti consigli di ignorare per il momento l’esistenza dei microfoni a nastro.

Diamo quindi un occhiata ai microfoni dinamici e ai microfoni a condensatore.

La principale caratteristica che distingue queste due categorie, è la sensibilità.

Tipicamente un microfono a condensatore ha una sensibilità 10 volte superiore a quella di un microfono dinamico. Ciò si traduce, a parità di guadagno, in 20 dB di segnale in più.
Nel video puoi vedere un breve esperimento che fornisce prova di questo.

Sensibilità microfoni

Questo è il principale motivo per cui i microfoni dinamici sono principalmente utilizzati dal vivo o in generale quando è necessario amplificare una sorgente forte, Mentre i microfoni a condensatore, sono utilizzati in studio, dove invece si ha la necessità di catturare il segnale più pulito possibile anche da sorgenti deboli.

Avere un segnale più forte significa necessariamente avere una gamma dinamica più alta?

La risposta è no, Perché per valutare la gamma dinamica della nostra catena di registrazione, dobbiamo anche fare i conti con il rumore di fondo.
Nei microfoni a condensatore, ci sono degli elementi attivi e dei circuiti di amplificazione e ciò porta in genere ad avere del rumore in più rispetto ad un microfono dinamico.
Tuttavia, questo rumore in più, in genere è piccolo rispetto alla sensibilità in più che si ha e quindi la maggiore sensibilità si traduce quasi sempre in maggiore gamma dinamica.

Gamma dinamica microfoni

Un’altra differenza che si può notare tra i microfoni dinamici e i microfoni a condensatore è la risposta alle frequenze alte.
Anche qui i microfoni a condensatore ci garantiscono una migliore sensibilità.

Se stai cercando quindi un microfono versatile che ti permetta di registrare un po di tutto, la scelta è praticamente obbligata su un microfono a condensatore.

Detto questo, c’è ancora una discreta varietà di scelta:
Diframma largo o stretto?
Quale figura polare? Cardioide, supercardioide, figura a 8 o omnidirezionale?
Inoltre esistono diverse diverse tecnologie di costruzione e diverse tecniche di realizzazione del circuito interno, perciò esistono diversi tipi di microfoni a condensatore.

La scelta dipende da cosa vuoi registrare e con quale tecnica.
Ma soprattutto è una scelta che va molto a gusti.

Se hai dei dubbi, il mio consiglio è quello di partire da un microfono a condensatore a diaframma largo con figura polare cardioide o super cardioide.
Questa è la tipologia più versatile, e, in generale, fornisce una ripresa pulita, naturale e, in qualche modo, abbastanza simile a ciò che sentiamo con le nostre orecchie.
In questa tipologia di microfoni rientrano prodotti per tutte le fasce di prezzo, si parte da prezzi ridicoli inferiori ai 100 euro fino a prezzi superiori ai 1000.

Microfoni a diaframma largo

Qui è dove il discorso si fa interessante per gli artisti, che purtroppo, sono spesso a corto di cash.

Esistono ormai tantissimi prodotti entry level di qualità molto elevata e tranquillamente utilizzabili anche in produzioni professionali.

Microfoni Entry Level

Quindi, fintanto che i tuoi microfoni possono stare a meno di mezzo metro dalla sorgente oppure stai registrando sorgenti abbastanza potenti, difficilmente avrai un reale bisogno di microfoni costosi.

Esiste però un certo numero di situazioni in cui l’utilizzo di un microfono a condensatore può costituire un problema.

Si tratta di quelle situazioni in cui si deve registrare una sorgente molto potente a distanza molto ravvicinata, ecco 2 esempi tipici:

  • Microfono a pochi centimetri dal cono di un amplificatore.
  • Microfono a pochi centimetri da un fusto di batteria.

In queste due situazioni, il rischio è che i microfoni a condensatore siano troppo sensibili e che quindi trasducano un segnale distorto oppure vadano a sovraccaricare i preamplificatori.

È pratica comune quindi utilizzare microfoni dinamici, come ad esempio il famigerato Shure SM57.
Anche in questo caso, la scelta del microfono va a gusti, ma se ancora una volta si dovesse scegliere un solo microfono abbastanza versatile, io consiglierei appunto uno shure sm57 o uno dei suoi innumerevoli cloni, ma se già sei in possesso di un buon microfono dinamico, ti consiglio di utilizzare ciò che già hai senza preoccuparti troppo.

Vediamo ora un problema che si può presentare nella registrazione della voce.
Quando registri la voce, il microfono percepisce le “p” come se fossero botte d’aria, creando un effetto decisamente sgradevole (tipo esplosione).
esistono dei filtri denominati “Anti-pop” o “Pop-filter” realizzati in tessuto oppure in ferro fatti apposta per essere montati sulle normali aste da microfono.
Il filtro ferma tutte le botte d’aria lasciando inalterata la voce catturata dal microfono.

Pop filter

Quindi, assolutamente, ogni volta che registri una voce, ricordati sempre di montare sulla tua asta da microfono un filtro antipop e non avrai mai problemi di questo genere.

Ricordati inoltre che tutti i microfoni a condensatore per funzionare hanno bisogno di un preamplificatore in grado di fornire la cosiddetta “phantom power”.
La phantom power consiste fondamentalmente in una tensione continua di 48 volt (o anche meno) fornita dal preamplificatore sui pin 2 e 3 dell’uscita del microfono.
Questa tensione serve sia ad alimentare i circuiti di amplificazione contenuti all’interno del microfono, sia ad alimentare il sensore attivo, cioè il condensatore.
Senza la phantom power i microfoni a condensatore non funzionano.

Dare la 48v ad un microfono dinamico non amplifica il segnale del microfono stesso

Questo è un mito che vorrei sfatare una volta per tutte, odio le informazioni false 😀 .
I 48 volt vengono sommati come componente continua di tensione mentre l’operazione di amplificazione è una moltiplicazione e non una somma, perciò la phantom power sui microfoni non a condensatore non ha nulla a che vedere con l’amplificazione del segnale.

Inoltre bisogna stare attenti a NON dare la phantom power ai microfoni a nastro perchè così facendo li si danneggia.

I microfoni dinamici sono invece indifferenti alla phantom power.

A che distanza devo piazzare il microfono dalla sorgente?

Questo semplice schemino dovrebbe chiarirti le idee:

Distanza dal microfono

Se mi avvicino ad un microfono avrò meno rumore, meno riverbero, ma più effetto prossimità.

Il rumore e il riverbero sono sicuramente fenomeni che bisogna cercare di minimizzare e stare più vicini al microfono, sicuramente aiuta molto.
Tuttavia, così facendo, aumenta il cosiddetto effetto di prossimità che consiste in una accentuazione delle frequenze basse.
Questo effetto è molto bello in alcuni casi se voglio ottenere una voce calda e presente ma non è detto che stia bene su tutto, per esempio sulla chitarra acustica il rischio è quello di ottenere un suono troppo “impastato” proprio perchè troppo ricco di frequenze basse.

Qui il miglior consiglio che ti posso dare è di fare due prove:
una registrando il più vicino possibile e una allontanandoti dal microfono di 10 o 20 centimetri.

Quindi ascolta attentamente le due riprese e scegli la posizione che ti da il suono che preferisci o che ti da il miglior compromesso tra riverbero ed effetto prossimità nel caso in cui l’effetto prossimità non sia gradito.
Nel video puoi sentire un esempio con la chitarra classica.

Anche per oggi è tutto, se ti piacciono i miei video, puoi aiutarmi a far crescere il mio canale suggerendo i miei articoli e i miei video ai tuoi amici musicisti, cantanti e compositori.
Grazie per l’ascolto e per il supporto.

Alla prossima!

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Strumentazione per Home Recording [vchr001]

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video corso home recording 001
Ecco finalmente la prima puntata del mio video corso di home recording in cui ti illustro la strumentazione di cui avrai bisogno per cominciare a registrare e produrre musica e in particolare ti aiuto a scegliere il computer, la scheda audio e il software.

buona visione!

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